Uma multa pesante oppure una squalifica. La Uefa non aveva ancora aperto un procedimento disciplinare ufficiale nei confronti della Turchia ma il gesto fatto dai calciatori al termine della partita contro l'Albania e poi ripetuto contro la Francia non poteva passare più inosservato. Non poteva, considerata la delicata situazione a livello internazionale dopo la decisione del capo del governo, Erdogan, d'invadere la Siria e sferrare l'attacco contro il popolo curdo. Non poteva, a causa delle inevitabili implicazioni sulla vita quotidiana e sugli equilibri politici. Ecco perché il saluto militare fatto dalla nazionale è finito sotto i riflettori della Federazione continentale: nel giro di pochi giorni è passata da una sorta di mandato esplorativo all'apertura ufficiale di un'inchiesta e di un'eventuale procedimento disciplinare.

Cosa rischia la Turchia per quei saluti militari contro l'Albania

Se l'Uefa dovesse considerare i saluti esibiti da Cenk Tosun, autore del gol partita con l'Albania, e degli altri calciatori in occasione della gara di Parigi come una dichiarazione politica, allora nei confronti della federazione turca potrebbero essere emesse sanzioni molto dure: che siano di tipo pecuniario o addirittura penalità maggiori (squalifica) al momento non è dato sapere ma il fatto stesso che l'episodio sia oggetto di riflessione è un segnale abbastanza eloquente.

I precedenti: le punizioni per messaggi politici provocatori

Del resto, ci sono alcuni precedenti che non depongono a favore della Turchia. Senza andare troppo indietro nel tempo, basta dare un'occhiata a cosa è accaduto alla Slovacchia all'inizio di questa stagione: in occasione della partita contro l'Ungheria venne sanzionata con 20 mila euro di ammenda per ‘messaggi politici provocatori' (fu questa la motivazione della punizione). Un anno fa fu la Fifa a non fare sconti ai calciatori della Svizzera, Granit Xhaka e Xherdan Shaqiri (entrambi di origine kosovara) a causa delle esultanze con le mani incrociate per mimare l'aquila della bandiera albanese durante il match vinto dagli elvetici per 2-1 contro la Serbia.