Ritorna la Champions: il debutto di Zlatan, l’ultima chance per Mou e Mancini

Riaprono le danze della Champions League 2012-2013 e per le nostre partecipanti sarà molto difficile tenere il ritmo delle altre, con un rischio altissimo di andare subito fuori tempo.
Le pretendenti al titolo finale sembrano avere potenzialità maggiori e larghi margini di miglioramento mentre Milan e Juventus appaiono in secondo piano, come delle debuttanti di lusso al ballo di inizio anno.
Il rischio, dunque, è di pericolosi scivoloni anche nel girone iniziale, compromettendo aspettative individuali e il ranking italiano già in affanno dietro l'incalzare di Francia e Portogallo che minano il quarto posto del nostro calcio, oramai in abissale ritardo nei confronti del trio di testa composto da Spagna, Inghilterra e germania.
Stasera toccherà al Milan contro l'Anderlecht a San Siro, domani alla Juventus a Londra in casa del Chelsea: incrociamo le dita.

Cenerentole biancorossonere – Il Milan sta attraversando una crisi profonda che mancava nel quartier generale di via Turati da 80 anni a questa parte, complici i risultati negativi delle prime settimane di campionato e una squadra scadente sul profilo tecnico e psicologico. Non c'è nemmeno il tempo di rialzare la testa dopo la seconda sconfitta consecutiva a San Siro in serie A che i rossoneri la devono riabbassare per concentrarsi contro l'Anderlecht, questa sera ospite a Milano e pronto ad affondare il dito nella piaga che Allegri stenta a medicare con i giusti rimedi.
Discorso leggermente differente per l'altra italiana, la Juventus, di certo più in palla del Milan, grazie ai 42 turni di imbattibilità ereditati dallo scorso campionato e dai primi 3 di questa stagione ma con una lacuna evidente che il ‘piccolo' Genoa ha messo in mostra: una rosa folta ma non competitiva, con i bianconeri che si dovranno spesso affidare ad un ristretto numero di titolari per poter competere sempre all'altezza degli appuntamenti di campionato, Coppa Italia e Champions League. La Juventus è un interessante punto interrogativo avvalorato dall'attesa del ritorno in Europa e di quanto – alla lunga- inciderà la mancanza della personalità di Antonio Conte (il Mourinho italiano) in panchina quando arriveranno i momenti difficili.
Ma questa prima parte della giornata 1 di Champions, plasmata tra oggi e domani, affascina anche per altre attese interessanti: il debutto di Zlatan Ibrahimovic in Europa con la maglia del PSG alla ricerca del suo primo trofeo continentale e il primo (e forse ultimo) faccia a faccia europeo tra il Real Madrid di Mourinho e il Manchester City di Mancini, in quello che giustamente è stato definito il Girone di Ferro, il gruppo D in cui ci sono anche l'Ajax e il Borussia Dortmund.

L'ossessione di Zlatan – L'8 agosto 2001 Zlatan Ibrahimovic debuttò nella massima competizione europea, la Champions League, sotto la guida tecnica di Leo Beenhakker e con i colori dell'Ajax. Da quel giorno sono passati 11 lunghi anni, altrettante partecipazioni in Champions, 5 maglie diverse, ma mai una vittoria continentale per lo svedese.
Anzi, al danno (e all' "obsession" per dirla alla Mourinho) si è aggiunta anche la beffa, una doppia beffa. Dopo non aver avuto fortuna con l'Ajax e nemmeno con la Juventus (dalla quale è fuggito nell'anno della retrocessione per calciopoli, dopo avervi giocato per due stagioni, nel 2006), Ibrahimovic ha sfiorato la vittoria in Champions in due occasioni, mancando incredibilmente la tempistica. La prima volta nel 2008-2009, quando il ‘mal di pancia' di Zlatan lo spinse a lasciare l'Inter mourinhiana per le sirene catalane: Ibrahimovic dopo tre stagioni in nerazzurro era convinto che Milano non fosse di certo il posto giusto per conquistare l'Europa, mentre il Barcellona di Pep Guardiola e Leo Messi, sì. Finì con Zlatan al Camp Nou a baciare i colori azulgrana e l'Inter nell'estate del 2010 ad alzare a Madrid la Coppa delle grandi orecchie dopo 45 anni di digiuno.
La seconda ‘beffa' fu proprio a Barcellona, dove Ibrahimovic visse un anno a dir poco turbolento conclusosi con il blitz di Galliani in Spagna e l'ingaggio nell'agosto del 2010 dello svedese al Milan, squadra con cui avrebbe ‘scalato' anche l'Europa. Finì con Zlatan senza trofei internazionali e il Barcellona che nell'estate successiva festeggiava la vittoria in Liga, quella in Supercoppa di Spagna, in Champions League e da lì a poco il Campionato Mondiale per Club.
Insomma, quella di Ibrahimovic e la Champions è una lunghissima storia di amore-odio arrivata al capolinea: il gigante di Malmoe alla soglia dei 31 anni (il prossimo 3 ottobre) ha l'ultima occasione con i colori del PSG per sfidare l'Europa. Il suo, questa sera contro la Dinamo Kiev al Parco dei Principi, sarà un appuntamento che potrebbe determinare le sorti del ricco club francese nel torneo continentale. Già in Ligue1 dopo gli stenti iniziali, i parigini sono Ibra-dipendenti, per i gol e gli assist sfornati dallo svedese, e probabilmente lo saranno anche in Champions.Bisognerà capire fino a quando durerà facendo i conti con la realtà: le favole esistono (la cavalcata del Chelsea dello scorso anno lo conferma) ma resta complicato pensare che gli strapagati campioni del PSG dal nulla possano tornare subito sul tetto più alto d'Europa.
I numeri parlano chiaro: a Parigi un campionato manca dal 1994 e l'unica vittoria internazionale è della stagione 1995-1996, nell'oramai dimenticata Coppa delle Coppe.

Mou-Mancio: ultima chiamata – Se per Ibrahimovic si parla di un nuovo, determinante debutto europeo vestendo la sesta maglia della sua carriera, per Josè Mourinho e Roberto Mancini, la sfida di stasera al Bernabeu di Madrid potrebbe essere il primo (e unico) scontro diretto d'eccellenza tra le loro squadre. Gli ex tecnici dell'Inter, attualmente campioni di Spagna e Inghilterra rispettivamente con il Real Madrid e Il Manchester City non stanno passando ciò che si suol dire un ottimo momento. Anzi.
Lo Special One non è mai partito così male in tutta la sua carriera racimolando la miseria di 4 punti in 4 giornate di campionato. Gli inizi di Mourinho avevano abituato tutti a ben altri risultati e nemmeno quando venne esonerato nel 2007 dal Chelsea di Abramovich aveva fatto peggio. Dunque, orecchie dritte e sguardo attento a ciò che sta accadendo in Spagna.
Il Real Madrid dei record e campione di Spagna non si è ancora visto, tranne che nella doppia sfida di Supercoppa contro il Barcellona, e sta pagando già 8 punti in classifica agli azulgrana del solito straripante Leo Messi. I mal di pancia e la tristezza di Cristiano Ronaldo, gli strali di Mourinho verso i suoi giocatori, la mancanza di risultati fanno pensare che qualcosa si sia rotto nella macchina perfetta madridista: CR7 è mal sopportato da alcuni compagni di squadra per il suo costante bisogno di celebrità assoluta e lo Special One appare più che insoddisfatto di un gruppo che, forse, ha già dato tutto lo scorso campionato. E Mouriho sa perfettamente quando è ora di cambiare aria e non si fa scrupoli (la notte di Madrid con la fuga da Perez mentre l'Inter alzava il trofeo al Bernabeu ne è testimonianza ai posteri). Quindi qualcosa sta ribollendo in pentola perchè Mourinho ha insegnato che mai nulla è stato fatto (e detto) per caso.
Nubi scure anche sulla testa di Mancini e del suo City che balbetta in campionato malgrado la capolista Chelsea non stia entusiasmando. Il tecnico jesino in estate ha strappato un contratto faraonico ai proprietari sceicchi, facendosi coprire d'oro e rifiutando milionari ingaggi all'estero. Sullo stile di Sir Alex Ferguson che lo guarda da vicino sulla panchina delloUnited, Mancini sta lavorando per essere sempre più un ‘manager' del City dove ha imposto campagne acquisti, esclusioni, riappacificazioni. Oggi, mentre si sta discutendo il prolungamento per Carlos Tevez, fatto straordinario e impensabile solamente prima dell'estate, il City non sembra la superpotenza vittoriosa in Premier ed equipaggiata (più psicologicamente che tecnicamente) per l'avventura europea. Il malcontento di Mancini, non a caso, è un campanello d'allarme da non sottovalutare.
Certo, parlare di crisi, di dimissioni ed esoneri è prematuro e maldestro, ma se così restassero le situazioni chissà se il prossimo 21 novembre, alle 20.45 al ‘City of Manchester' si potrà riassistere al match di ritorno del faccia a faccia in Champions tra Mou e il Mancio. Nessuno ci scommetterebbe sopra, quindi: fuoco alle polveri e godiamoci la sfida.