Due anni, 8 mesi e 15 giorni di reclusione. È la condanna inflitta all'ex calciatore dell'Atletico Madrid e del Barcellona, Arda Turan, per rissa, detenzione illegale di arma da fuoco e soprattutto per aver sparato con intento intimidatorio e l'obiettivo di creare panico. Quanto all'imputazione di molestie sessuali, i giudici hanno ritenuto che non vi fossero i presupposti per sostanziare tale ipotesi di reato e contemplare ulteriori sanzioni. Arda Turan non andrà in prigione, beneficiando della sospensione della pena, ma il giocatore turco – attualmente tesserato per il Basaksehir, club di Istanbul – ha rischiato grosso per quanto accaduto a ottobre del 2018 in un locale notturno.

Arda Turan condannato per la rissa in un night club, ecco cosa successe

I tafferugli scoppiati in un locale su Bosforo furono causati proprio dalla condotta del centrocampista. Qualche complimento di troppo fatto a una donna: fu questa la scintilla che ‘incendiò' quella che sembrava una normalissima serata. La ragazza si chiamava Ozlem ed era (è attualmente) la moglie del cantante Berkay Sahin: all'epoca dei fatti, dinanzi a quegli apprezzamenti poco graditi e sconvenienti, scaturì una discussione molto accesa fino a degenerare in parapiglia.

I colpi di pistola esplosi in ospedale

Nella zuffa il musicista riportò la rottura del setto nasale e finì all'ospedale per ricevere soccorso medico. Arda Turan lo seguì fino al nosocomio e, forse ancora in preda alla rabbia, fu lì che esplose alcuni colpi di pistola (per fortuna senza provocare lesioni o feriti). Colpi di pistola che – secondo la tesi illustrata dai suoi avvocati – sarebbero partiti in maniera accidentale perché non c'era alcuna volontà di recare offesa o danno personale.

Aggressione verbale e maxi squalifica, la vita spericolata di Arda Turan

Arda Turan, ex capitano della nazionale turca, non è nuovo a fatti di cronaca di natura extra-calcistica. Negli ultimi anni i giornali hanno spesso parlato di lui per episodi altrettanto negativi: prima è finito sotto i riflettori per un'aggressione verbale (con tanto di minacce) nei confronti di un giornalista; in seguito è stato punito dal giudice sportivo con 16 giornate di squalifica per insulti pesanti rivolti all'arbitro e aver spintonato un assistente di linea.