La notizia della morte di Davide Astori è stato uno shock fortissimi per il mondo del calcio, non solo in Italia ma anche all'estero. Il minuto di raccoglimento osservato durante le gare di Coppa e prima delle amichevoli internazionali ha acceso i riflettori sulla tragica vicenda e fermato le lancette del tempo a quel ‘maledetto' 4 marzo quando la Fiorentina ha scoperto il cadavere del capitano, 31enne, deceduto nel sonno nella stanza d'albergo (la numero 118) scelto come ritiro prima della gara di campionato con l'Udinese. E' il portale francese sofoot.com a raccontare cosa è accaduto in quel giorno che ha cambiato per sempre la vita dell'ambiente toscano, lo fa attraverso le parole di Giovanni Simeone.

Ero rimasto con lui il sabato sera fino alle 23.00. La domenica mattina mi sono svegliato alle 9, qualche ora dopo, verso mezzogiorno, c'era in programma la sessione video. Ero in stanza con Pezzella e avevo deciso di dormire un altro po', poi abbiamo sentito bussare alla porta. Era mister Pioli. Dopo aver aperto ho appreso la notizia più brutta della mia vita.

Come fai a dimenticare cose del genere? Non puoi. Per quanto le possa elaborare, le porterai sempre dentro con te come segno della sofferenza e insegnamento per il futuro, sì da non sprecare ogni attimo che la vita ti concede in sciocchezze/cattiverie/stupidità e quant'altro serva solo ad ammorbare l'esistenza.

Davide aveva un rapporto bello con tutti – ha aggiunto Simeone -. Se avevi qualcosa da dire, lui ti ascoltava. Mi piaceva allenarmi vicino a lui in palestra, per parlare di come poteva crescere la squadra. La partita col Benevento è stata la peggiore della mia vita, non avrei mai pensato di trovare così tante difficoltà a giocare a calcio.

Basta fare mente locale e ricordare le parole usate dal tecnico, Stefano Pioli, per immedesimarsi nel dolore e nel trauma che avvenimenti del genere possono causare. La ricostruzione di quei momenti è da brividi.

Sono arrivato davanti alla stanza numero 118 in pigiama, Sportiello era già lì ‘Mister, Davide se n’è andato' – ha raccontato al Corriere fiorentino -. Ma ancora non avevo compreso fino in fondo la tragedia: poi, aprendo la porta, ho visto Astori lì, fermo nel suo letto. Sembrava che dormisse, non era così.