Sette gol in dieci partite, uno ogni 115 minuti in media. Lecce, Cagliari, Milan, Sassuolo (doppietta), Parma e Brescia le squadre colpite e affondate da Romelu Lukaku che Conte ha fortemente voluto a Milano perché là davanti occorreva una punta ‘fisica', il classico riferimento d'area di rigore, l'uomo che la butta dentro in maniera sporca oppure come ieri sera tirando dal cilindro una prodezza balistica. In campionato le soddisfazioni non mancano, in Champions sì: ed è forse questo l'unico neo (per il momento) nell'esperienza dell'ex United in nerazzurro.

Quanto pesano le sue reti? In media 2.5 punti a partita

Terzo nella classifica marcatori alle spalle di Ciro Immobile e Luis Muriel: non è male come biglietto da visita per chi lo riteneva troppo ‘pesante', poco dinamico. E invece con la rete del raddoppio realizzata al Rigamonti ha dato un saggio delle sue qualità: Lukaku recupera palla sulla trequarti e poi lascia partire un sinistro perfetto, letale che s'abbatte come un macigno sul Brescia. Quanto pesano i suoi gol? Qualcosa come 2.5 punti a partita. 

Sette su dieci in Italia. Un filotto del genere al belga era riuscito altre due volte in carriera e per due anni consecutivi: nel 2016, ultima stagione all'Everton; nel 2017, al Manchester United. Ecco perché Conte è preoccupato: con Alexis Sanchez infortunato sa che può contare su scelte obbligate e fare gli scongiuri perché nessuno prenda un raffreddore. E a Romelu chiederà gli straordinari fino alla sosta di metà novembre: giocherà a Bologna (sabato 2 novembre alle 18) e ci sarà anche a Dortmund nello spareggio Champions contro il Borussia. Per sfondare il muro giallo dei tedeschi servono soprattutto i suoi gol.

Icardi chi? Lukaku non fa rimpiangere l'argentino

Almeno per adesso il belga non fa rimpiangere Mauro Icardi che dalla Francia fa sapere di "trovarsi nella migliore squadra nella quale abbia mai giocato" mentre la consorte/agente Wanda Nara si toglie lo sfizio di rivelare che nell'estate scorsa c'è stata anche la possibilità di finire al Milan piuttosto che all'estero. Chiacchiere e distintivo, nulla più. Finché le cose vanno bene. Finché Lautaro avrà birra in corpo e buona dose di fortuna (ne ha avuta tanta nell'azione rocambolesca del vantaggio) lo assisterà. Finché la macchina "che ha il motore al limite" – è l'allarme lanciato da Conte – avrà abbastanza spinta da reggere il confronto a distanza con la Juventus. Finché Romelu segna si può arrivare a gennaio per il pit-stop senza rischiare di fondere i pistoni.