Pillola azzurra per il Faraone stanco

Giocatore ricaricabile – Prendete un ragazzo di ventidue anni e fategli fare, ogni maledetta domenica, su e giù per la fascia sinistra del campo. Già che ci siete, chiedetegli valanghe di gol in campionato (uno più bello dell'altro, possibilmente) e qualche rete decisiva in Europa. Per quanto la sua giovane età possa permettergli questo ed altro, prima o poi anche il nostro "baldo" giovane sentirà la voglia di fermarsi e riposare. Lo Stephan El Shaarawy di adesso, sembra il Forrest Gump che, al termine della sua lunghissima maratona si ferma e, guardando in faccia il gruppo di ammiratori, esclama: "Sono un pò stanchino!". Hai voglia a dirgli: "Corri Stephan, corri!". Il Faraone è stanco e, proprio perchè esausto, anche un pò innervosito da chi, in maniera mica tanto subdola, continua ad insinuare di una certa incompatibilità con Mario Balotelli. Il "break" della Nazionale, capita nel momento giusto per due motivi. Primo: per dimostrare a tutti che il feeling con Mario (dentro e fuori dal campo) è inattaccabile. Secondo: per trovare quel gol che, in campionato, ultimamente fatica ad arrivare (da fine Novembre, solo 4 reti in 16 partite). L'ambiente azzurro, infatti, potrebbe ridargli quella serenità che sembra aver smarrito e che lo ha portato, domenica scorsa al momento della sostituzione, ad infilarsi dritto negli spogliatoi senza salutare allenatore e panchina. Un piccolo momento di "stizza" (lontano anni luce dal carattere del ragazzo) dettato, appunto, dall'impossibilità fisica di essere decisivo come qualche mese fa.
La medicina di Cesare – L'atmosfera azzurra, con o senza gol in queste due partite, potrebbe ridare a Massimiliano Allegri un giocatore ritrovato nella mente e, si spera, nel fisico. La presunta diatriba con il tecnico rossonero è "fantasiosa", esattamente come la storia dell'incompatibilità con Balotelli. Giova ricordare a tutte le persone di poca memoria, che fu proprio il tecnico livornese a lanciare Stephan nell'anno di sua maestà Zlatan e che fu sempre Allegri, una volta ceduto lo spilungone svedese, a consegnare le "chiavi" dell'attacco milanista al talento italo-egiziano. Le carezze di Prandelli ("Stephan è il nostro Neymar"), le parole di Adriano Galliani ("El Shaarawy ha solo bisogno di riposare, dopo tutte le partite straordinarie che ha fatto") e l'analisi di Allegri nel dopo gara contro il Palermo ("Deve rimanere sereno, perchè sta facendo benissimo"), sono testimonianze indiscutibili di quanto sia tenuto in considerazione dal club, dall'allenatore e dal ct azzurro. Che i polemici di turno se ne facciano una ragione: non esiste un caso El Shaarawy. El Shaa è troppo educato e disponibile per cadere in questo errore. Chi lo conosce e chi, come noi, lo ha potuto "frequentare" da vicino, ha potuto verificare il lato umano, ancor prima di quello sportivo, assolutamente fuori dai consueti canoni del calciatore bello, ricco e famoso. Stephan non è come gli altri…ma, come gli altri, può avere un periodo di appannamento e di flessione psicofisica.
Il precedente Ibra/Pato ed i meriti del conte Max – Diamo a Stephan, ciò che è di Stephan ma, soprattutto, rendiamo omaggio al lavoro di Allegri che, con i giovani rossoneri, sta facendo un lavoro "certosino". La crescita della "meglio gioventù" milanista (da De Sciglio al nuovo arrivato, e prossimo ad essere gettato nella mischia, Salamon) è anche merito della pazienza e degli insegnamenti di Allegri e del suo "secondo" Mauro Tassotti. Un corso accellerato, per diventare grandi giocatori, del quale ne sta beneficiando anche la Nazionale di Prandelli. Questa sera, contro i fenomeni brasiliani, il tecnico di Orzinuovi potrebbe proporre dal primo minuto l'erede di Maldini e Tassotti (paragoni che cominciano a suonare meno blasfemi di quanto non suonassero all'inizio) e, magari a gara in corso, lo stesso El Shaarawy a fianco dell'amico (e compagno di squadra) Mario. Il feeling con Balotelli c'è sempre stato e continuera ad esserci grazie all'esperienza comune nel club rossonero. Nulla a che vedere con il precedente illustre tra Ibrahimovic e Pato che non potevano incrociarsi neanche nei corridoi di Milanello e che non si "prendevano" neanche in campo, dove il "paperottolo timido" evitava di passeggiare nelle zone dominate dall'arrogante Zlatan (parole e musica del brasiliano Lucas), per evitare di venir fulminato dallo sguardo dello svedese. A distanza di mesi, il gioco delle coppie rossonere è, decisamente, cambiato. Fuori la coppia "spaiata", composta da Re e Fante, e dentro quella dei due assi: con carte di questo genere, in mano, Allegri e Prandelli sono pronti a giocarsi tutte le fiches a disposizione!