Milan e poi Liverpool, al massimo la partita contro il Genk (l'ultima del girone di qualificazione in Champions). Più che su una panchina, Carlo Ancelotti è appoggiato a una polveriera. Può accadere di tutto ed esplodere in qualsiasi momento. Nulla rispetto all'ammutinamento deflagrato dopo la gara di Coppa contro il Salisburgo. Nulla rispetto alla voce grossa e qualche frase un po' cafona rispedita al mittente del ritiro (il presidente, Aurelio De Laurentiis) dai capi dei rivoltosi. Nulla rispetto al risentimento che cova il patron, ferito dall'atteggiamento dei giocatori e dai riverberi sull'immagine del club, nei confronti di una rosa che avrebbe anche premiato con un sostanzioso premio in caso di passaggio agli ottavi di finale.

Scontro totale, rischia anche Carlo Ancelotti (sul filo dell'esonero)

La società ha scelto la linea della fermezza per quanto accaduto e non farà sconti ad alcuno. Non ne farà alla squadra, alla quale ha congelato il pagamento degli stipendi di ottobre e trascinerà nel contenzioso legale prevedendo multe salatissime e sanzioni accessorie altrettanto severe. Non ne farà ai senatori del gruppo, ovvero quei cinque (Insigne, Allan, Callejon, Mertens, Koulibaly) che avrebbero sobillato e guidato la rivolta: per loro si paventa la cessione tra gennaio e giugno. Non ne farà al tecnico, messo sulla graticola dei risultati e in discussione. Può essere esonerato? Sì, è un provvedimento al quale il massimo dirigente ha pensato anche nelle ore immediatamente successive alla ribellione. E che potrebbe divenire esecutivo nel momento in cui a Milano come ad Anfield Road il Napoli inciampasse in prestazioni opache e in sconfitte rovinose.

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Chi può arrivare al suo posto? Non vi sono certezze al riguardo ma sensazioni che restringono il campo delle soluzioni. Dipende dalle reali intenzioni del patron: azzerare tutto e ripartire subito anche con un tecnico da confermare nella prossima stagione oppure scegliere solo un traghettatore? Non mancano i nomi: da quelli più suggestivi come Massimiliano Allegri (da giugno, ipotesi che resta tutta in salita) a candidature reputate possibili come Luciano Spalletti e Gennaro Gattuso. Proprio l'opzione ‘ringhio' sembra una delle più stuzzicanti per una serie di ragioni.

  • È un allenatore giovane (42 anni) ma con esperienza accumulata in questi anni e si può aprire un ciclo ridisegnando anche la squadra da ‘svecchiare' e rilanciare.
  • Ha fatto bene al Milan nonostante le oggettive difficoltà societarie e una rosa non eccelsa, portandolo a ridosso della zona Coppe.
  • Da ex calciatore ha calcato palcoscenici importanti, conosce bene le dinamiche di spogliatoio e sa bene come affrontarle/gestirle.
  • Dal punto di vista caratteriale può dare quel nerbo necessario a un gruppo nel quale la mancanza di figure carismatiche (Albiol, Hamsik ceduti tra gennaio e l'estate scorsa) ha lasciato lacune evidenti.
  • Quanto all'aspetto economico, permetterebbe al club di risparmiare a fronte dell'ingaggio attuale di Ancelotti (6.5 milioni a stagione) per ripartire con un nuovo progetto.