Nella notte di Anfield una nota stonata c'è: la mancata esultanza di Dries Mertens dopo il gol del momentaneo vantaggio contro il Liverpool. Il belga aveva abituato la platea dei tifosi a modi molto originali di festeggiare dopo una rete: l'ultima volta esibì la stessa mimica che il magazziniere (Tommaso Starace) sperimentò sul palco a Dimaro durante il giorno di chiusura del ritiro estivo; ad Anfield nulla ha concesso se non un dito alzato e un pugno stretto stretto quando l'arbitro ha convalidato la rete lasciata in bilico dal controllo al Var. Tutto qui, compreso l'abbraccio coi compagni di squadra, più subito che ricambiato. Accanto al silenzio della Kop, ammutolita dalla prodezza dell'azzurro, fa molto ‘rumore' anche quello del calciatore. Non urla, non si sbraccia. Tace nonostante il 117° sigillo con la maglia dei partenopei lo avvicini un altro po' al record di marcature di Marek Hamsik.

Perché Mertens non esulta? Un po' gli è passata la voglia per tutto quanto accaduto: dal clima teso all'interno dello spogliatoio ai rapporti incrinatisi con la società fino alla delusione personale per aver visto messa in discussione la sua professionalità. Insomma, il belga è convinto di aver dato tanto, molto, alla maglia che indossa e nemmeno immaginavo che si potesse arrivare a una situazione del genere. La notte di Coppa restituisce al campionato un Napoli che ha un piede e mezzo negli ottavi, ritrovato, rigenerato dalla boccata d'ossigeno presa in Europa, compatto in campo, determinato e di nuovo forte abbastanza da sfidare ad armi pari anche i campioni in carica.

Mertens, però, proprio non riesce a sorridere. Tra le ragioni di quell'atteggiamento con ogni probabilità c'è anche un altro motivo: con l'assenza di Insigne e Callejon in panchina la fascia di capitano gli sarebbe spettata per anzianità, invece è stata consegnata a Koulibaly. Supposizioni, null'altro. Anche questo fa ancora parte di un ambiente che ha bisogno di ritrovare serenità e consapevolezza della propria forza. "Siamo vivi e vegeti ma veniamo da un periodo difficile", ha ammesso Ancelotti a fine gara. Le prossime gare diranno se sarà possibile tornare a sorridere oppure resterà un mezzo broncio.

Il tweet di Aurelio De Laurentiis. È il segnale di distensione, che proprio a Liverpool – laddove l'anno scorso era iniziata la fase calante della squadra eliminata dalla Champions – può essere la svolta della stagione. Perfino quel salvataggio sulla linea di Koulibaly (che un po' ricorda il miracolo di Alisson su Milik) è l'indizio che, forse, il vento della buona sorte non spira più contro.