Gollini, Gomez, Castagne, Pasalic. Chapeu all'Atalanta e ai cavalieri che fecero l'impresa. Sono loro i top della serata di Champions League che regala una notte pazzesca, da sogno, incredibile, da pizzicotto sulla guancia. Tutto vero, la Dea è agli ottavi di finale. Li ha conquistati con la determinazione di sempre: la forza del gruppo compatto e di una squadra la cui identità tattica è impressa nel dna: cambiano gli interpreti non ne risente il gioco. Gasperini ha forse la bacchetta magica? No ma sa fare bene il suo mestiere. Anche con poco. Anche senza quei top player che – per dirla alla Allegri – sono più importanti di qualsiasi schema.

Non esistono alchimie strategiche sul rettangolo verde, dice Max. Ha ragione e la formazione nerazzurra ne è la riprova: se hai un briciolo di talento e tanta abnegazione al lavoro, li metti al servizio di un'idea allora la fantasia e la qualità possono essere armi dirompenti. Lo sono state per l'Atalanta che ha meritato tutta la fortuna di questa fase a gironi scrivendo una favola bella: avvio tremendo, 3 sconfitte consecutive di cui la prima pesantissima (quattro sberle prese sul muso a Zagabria).

Nulla avrebbe lasciato immaginare il lieto fine attuale: Dea qualificata, avanza in Coppa e si presenta nell'urna del sorteggio di Nyon da debuttante impavida. Comunque vada, sarà un successo. Chiunque sfiderà, farà bella figura. Perché l'Atalanta è anzitutto questo: un gioco straordinario che diverte e fa divertire.

  • Gollini. Un portiere in forma così strepitosa è alla base del successo di questa sera e di quanto la dea sta facendo (anche in campionato). A Bergamo ha trovato la sua giusta dimensione e anche contro lo Shakhtar ha alzato un muro. Quando la difesa, prova di Toloi e Kjaer, ha scricchiolato ci ha pensato lui (soprattutto nel primo tempo) a respingere gli assalti. Decisivo.
  • Gomez. Si può dare l'elisir di lunga vita al Papu? Trovatelo e fate in modo che possa continuare a giocare su questi livelli ancora per un po'. Il capitano della Dea è nettamente il migliore dei suoi. Partita da leader su quella corsia mancia dove spesso fa ammattire l'avversario dribbla spesso l’avversario. Suo l’assist per il gol di Castagne. Ha ragione Gasperini, ha avuto meno fortuna in carriera di quanto effettivamente meritasse. Inossidabile.
  • Castagne. Non è una prestazione da incorniciare quella del belga ma la rete segnata contro gli ucraini è un pezzo di storia. Ricordate quando l'Atalanta del ‘Mondo' faceva la ‘sua storia' in Coppa delle Coppe? Ecco, con le dovute proporzioni, quella del Gasp non è da meno. E Castagne segna una delle reti più importanti, spedendo in fondo al sacco il pallone crossato dal Papu. Incisivo.
  • Pasalic. Il Milan lo lasciò andare via con troppa leggerezza. Pasalic è sbocciato a Bergamo, ci ha pensato Gasp e la sua disciplina del lavoro, della dedizione tattica a tirare su quel ragazzo coi capelli a spazzola. Insieme a Gomez è il più pericoloso, dinamico dell'Atalanta. Il suo gol basta per figurare tra i migliori in campo. Fa la storia.