Quanto sono lunghi 90 minuti al Bernabeu. Il PSG ci prova, fallisce meglio rispetto al game, set and match del Camp Nou di dodici mesi fa ma alla fine la sfida delle sfide la vince Cristiano Ronaldo. Una doppietta per i 101 gol in Champions al Real Madrid, per battere Neymar per la quarta volta e timbrare la 34ma vittoria in casa nella coppa più ambita per le merengues nelle ultime 40 partite. L'amarezza di Emery si vede, si sente, si tocca. Nella partita in cui si giocava il futuro, gli è mancato il peso della personalità, l'audacia che fa cambiare la fortuna. Zidane ha ridisegnato una squadra imperfetta con Asensio e Bale, e l'elogio della bellezza ha mascherato di più, ma non del tutto, la consapevolezza delle imperfezioni. E' il trionfo di Zizou, di CR7 e di Marcelo. La sconfitta soprattutto di Cavani.

Il duello Neymar-CR7

Il primo segnale a Neymar è chiaro: primo pallone toccato, primo raddoppio, primo fallo. Tanto per far sentire la presenza, per indurre un po' del miedo escenico da cui però O'Rey è immune già dagli anni a Barcellona. L'atmosfera è da dentro o fuori, da tutto o niente e nulla in mezzo. Ogni tocco in blanco è un applauso, la speranza di un gesto bianco. Ogni tocco in bleu, scuro a esacerbare i contrasti, è un salire assordante di fischi, un'emotività ostentata come un leggero segno di insicurezza.

Ronaldo manca un paio di chances, compresa una punizione da limite, ma il colpo di scena è dietro l'angolo. L'errore di Lo Celso, mal posizionato sul corner corto, una tattica usata per tutto il primo tempo, e costretto al contatto lieve da rigore, libera Cristiano Ronaldo che genera il sollievo di tutto il Bernabeu con il centesimo gol in Champions League.

Ma soprattutto dà ancora la misura della distanza fra questo gruppo beckettiano di stelle da album delle figurine e una squadra matura capace davvero di sognare il titolo. Non gli è riuscito nessun dribbling nel primo tempo, contro gli 8 di Neymar, ma gli son bastati 12 palloni toccati contro i 22 di O'Rey per timbrare il suo abituale marchio sui destini e le fortune del Real: yo soi aqui dice CR7, che da settembre 2009 ha segnato 21 gol in Champions più di Messi, e di chiunque altro. Chiude più al centro dell'attacco, in un 4-4-2 con l'ingresso di Vazquez per Casemiro, e con quella fortuna che va anche meritata, su un rimpallo che lo trova pronto e rapace, cambia la partita e probabilmente i destini di molti.

Neymar si impegna ma non basta

Neymar accende il secondo tempo con un sombrero al 62′ poi, già ammonito, si lascia andare giù con troppa facilità sul contrasto di Casemiro: il pubblico visibilmente disapprova. E' sempre da quel lato, con le sovrapposizioni di Berchiche, che il PSG sfonda nel secondo tempo. La fuga più pericolosa, ispirata da o'Rey, si chiude col cross rasoterra e Dani Alves in ritardo di mezzo secondo.

Criticato per le troppe feste a Parigi, Neymar risponde sul campo o almeno di prova. Con Cavani poco incisivo, il brasiliano non evita la quarta sconfitta consecutiva dei parigini in Francia, la prima all'andata di un ottavo di finale di Champions.

Marcelo, firma d'autore

L'ingresso di Asensio e Lucas Vazquez consente a Zidane di riscrivere il paradigma tattico della partita. Asensio, protagonista nel gol del 2-1 dopo l'apertura di Bale, illumina ancora per Marcelo. Il sinistro al volo, appena sporcato e toccato da Marquinhos, fanno riemergere gli spettri del 6-1 del Barcellona, allungano a dismisura i 90′ da passare nella bolgia che blocca e costringe, che avvolge e che stritola, del Bernabeu. Marcelo, che tocca 80 palloni e offre illuinazioni

Casemiro delude, Izco fattore di equilibrio

Zidane chiede pressing alto ma intanto inserisce un equilibratore come Izco al posto di Bale per bloccare le possibili ripartenze del PSG che in tutte le competizioni ha segnato 122 gol contro gli 88 del Real tutt'altro che regale di quest'anno. Il Real cerca di esaltare il mismatch fra Berchiche e Nacho anche se l'azione migliore nasce dal lato di Marcelo che supera la chiusura di Dani Alves e inventa un filtrante a tagliare il campo per Cristiano Ronaldo, chiuso da Areola. Non è un caso se Zidane chiede a Izco, 42 passaggi nel primo tempo, più di ogni altro dei 22 in campo, di creare più spazi e a CR7 di tornare in una posizione più vicina alle sue origini, da ala destra nel 4-3-3. Casemiro però bilancia, non cuce il gioco come Zidane si aspetterebbe.

Rabiot illude il PSG

Così quando il PSG prende coraggio, in un primo tempo di studio reciproco, di abboccamenti, di piccole avvisaglie, di schermaglie, di guittezze, di fortune raccontate, il Real qualcosa concede dal lato dell'infortunato Marcelo, dolorante al braccio dopo i primi incoraggianti minuti.

Cavani, 31 anni oggi, galleggia, s'ingegna, s'impegna, con Neymar che si abbassa anche sulla linea dei centrocampisti dove Rablot va a soffocare i gradi di libertà del playmaker quando il Real s'affretta nell'uscita bassa del pallone. E' una figura decisiva già prima del gol, sul velo di Neymar, con i due centrali che bloccano Neymar e Cavani senza che Modric e Casemiro seguano il francese libero di pescare il quarto gol in Champions in carriera, il primo quest'anno, in corsa sulla seconda palla.

Rabiot ha giocato spesso da regista basso quest'anno ma Emery non l'ha mai indicato fra i possibili candidati per quel ruolo stasera. Il francese infatti preferisce entrare nella manovra della squadra partendo più avanti, come gli è riuscito perfettamente in occasione del gol in cui comunque tutto il trio MCN risulta coinvolto in maniera determinante anche senza andare direttamente in gol.

I fischi a Benzema

Sono sempre più tese le storie fra i tifosi e Karim Benzema, che ai tempi del Lione ha affrontato il PSG sette volte con quattro vittorie compresa la finale di Coppa di Francia del 2008. Nel 5-2 alla Real Sociedad, negli ultimi minuti il Santiago Bernabeu inizia a fischiarlo sonoramente e Cristiano Ronaldo si schiera dalla parte del compagno che non segna in Liga dal 25 novembre, chiedendo platealmente al pubblico di applaudirlo. La tregua del primo tempo, e la gran parata di Areola che porterà al corner da cui nascerà il gol del pareggio, si spegne nella ripresa. Altro gol sbagliato, altri fischi per il francese che appare anche stanco. Zidane gli chiede di defilarsi, con CR7 di nuovo più al centro. Ed è proprio Benzema a uscire per Bale: una scelta che non sorprende nessuno. Una scelta che, combinata con l'ingresso di Asensio e Vazquez, riscrive il finale di partita. La notte dei blancos diventa una lunga sera d'amore ritrovato con i tifosi e la vittoria.