Nazionale: per il dopo Prandelli, in pole position c’è Alberto Zaccheroni

In Italia qualcuno gli aveva dato del "sarto incapace", nel paese del Sol levante, invece, lo adorano come pochi. Strana la storia di Alberto Zaccheroni da Meldola. Una vita in provincia, il grande salto con l'Udinese, l'affermazione (con scudetto al primo colpo) con il Milan, il lento declino a capo di Inter, Lazio, Torino e Juventus e poi la rinascita clamorosa in terra giapponese. Una rivincita, nei confronti di chi ha dubitato di lui, che potrebbe terminare con l'incarico più prestigioso: quello più ambito da tutti gli allenatori italiani. Sarebbe, infatti, lui ad avere maggiori "chance" di guidare la nostra Nazionale in un prossimo futuro. Zaccheroni, rispetto agli altri concorrenti di questo "reality" a tinte tricolori, avrebbe dalla sua il fatto di essere in scadenza di contratto con il Giappone e di avere un ingaggio assolutamente sostenibile dalla nostra federazione (meno di 2 milioni di euro). Inoltre, non è uno "yes man" ma si fa apprezzare da tutti per i suoi modi garbati ed educati, coltiva buoni rapporti con molti dirigenti attuali (Sacchi su tutti) e ha spesso dato dimostrazione di conoscere il calcio. Convinto, ma non testardo, il "Napoleone di Meldola" somiglia molto, dal punto di vista caratteriale, al tanto osannato (giustamente) Cesare Prandelli: motivo in più per guardare a Zac, come al sostituto naturale del tecnico di Orzinuovi. Ama lavorare con i giovani e confrontarsi, serenamente, con i big del calcio. A Milano, nell'anno rossonero, resuscitò con il suo temperamento giocatori come Costacurta e Maldini che, in molti, davano già alla frutta. Con la sua pacatezza, ed il suo modo di fare, non avrebbe problemi a gestire giocatori come Balotelli o ad incoraggiare campioni spaesati come l'attuale El Shaarawy. Zaccheroni-san, insomma, sembrerebbe l'uomo giusto. La Federazione è già al lavoro e la "fumata bianca" potrebbe arrivare già nelle prossime settimane.