25 aprile 2012. Quinto minuto di gioco. Punizione per il Napoli sulla trequarti. Inler recapita una palla al limite dell'area sulla quale si fionda Hamsik, che con un conclusione di controbalzo non lascia campo all'incolpevole Benassi. Il portiere del Lecce, così come gli altri 20 in campo e le persone sugli spalti dello stadio Via del Mare, non fa in tempo a vedere la palla partire dal piede dello slovacco che se la ritrova nel sacco: un gesto tecnico magnifico, con quel giusto dosaggio di coordinazione e potenza che lo rendono molto simile ad un'opera d'arte. Tutto al suo posto, non c'è nulla di superfluo o che possa rovinare quella frazione di secondo in cui si compie l'atto.

La ricerca della bellezza, che ormai è diventata un'ossessione, e dell'estetica in uno sport come quello del calcio andrebbe ricercata soprattuto in gesti come questo qui senza troppe teorie o grandi processi matematici: un esecuzione così precisa e linea, quel modo di impattare la palla che arriva lateralmente e quella capacità di girarla di prima intenzione verso la porta avversaria sono difficili da rendere a parole. Cosa c'è di più affascinante?

L'opera d'arte di Marekiaro Hamsik

Anni fa Dante Panzeri nel libro "Fútbol: dinámica de lo impensado" indicava una via, piuttosto utopica già all'epoca, per osservare e analizzare il calcio oltre le dinamiche di business, dello spettacolo televisivo e tutto il circo che poi è diventato ciò che abbiamo oggi sotto gli occhi: un gioco di pura gioia per chi si emoziona ancora davanti ad una bella azione, un colpo estemporaneo e non che esalti solo la diagonale difensiva, la chiusura preventiva o, allargando il cerchio, la capacità di acquisto di questo o codesto club. Quella gara, l'ultima disputata nella città salentina tra i giallorossi e gli azzurri, si chiuse con la vittoria per 2-0 della squadra di Walter Mazzarri e la seconda rete fu di Edinson Cavani ma quella è e rimarrà sempre la partita dell'opera d'arte di Marekiaro.