Pagheranno l'ammutinamento tutti, anche quei calciatori che appartengono alla fazione opposta della faida. De Laurentiis è pronto alla battaglia legale, il primo passo di ciò che accadrà nelle prossime settimane quando fino a giugno cadranno le teste dei ‘congiurati'. E sarà rivoluzione. L'avesse fatta qualche tempo fa, quando era chiaro che rimandare nel tempo certe decisioni sarebbe stato controproducente, oggi non avrebbe affrontato una crisi così violenta e lesiva per l'immagine propria e della società. La guerra all'interno della squadra è esplosa in tutta la sua virulenza dopo la gara di Champions, la questione del ritiro imposto dal presidente è stato come togliere il coperchio al vaso di Pandora. Ed è venuto fuori di tutto. Non solo il folklore di certe frasi ("dici a tuo padre che ce ne andiamo a casa"), gli insulti ("i tuoi soldi mettili nel culo", dice Allan al figlio del patron come riportato dalla Gazzetta) oppure la levata di scudi di calciatori come Dries Mertens, tra i primi a prendere una posizione. C'è dell'altro.

C'è una fazione, quella dei nuovi, che l'ammutinamento non l'avrebbe gradito. Che non pensava fosse la soluzione migliore (salvo, però, piegarsi per non fare la figura del crumiro). Che certi atteggiamenti non li tollera. E che ad alcuni – come Lorenzo Insigne – nemmeno riconosce l'autorevolezza della fascia di capitano. La differenza tra l'una e l'autorità (che è anche testimonianza di atto di fiducia da parte della società nei suoi confronti) traccia una linea spartiacque rispetto alle parole di facciata e al ruolo interpretato in tv. Nell'ombra, lontano dalle luci dei riflettori, tra le mura dello spogliatoio le cose vanno diversamente. La squadra è implosa: schegge e pallottole fischiano sulle teste dei due schieramenti tra i leader storici e i presunti scissionisti. Quelli che non sono del tutto d'accordo con i cosiddetti ‘senatori' sobillatori della rivolta. Quella che è arrivata alle mani (o quasi… si dice che Di Lorenzo abbia ‘discusso' animatamente con Insigne) e quella che la mano nemmeno la tende al capitano (Meret).

Già, il capitano. Fino a quando resterà tale? Allo stato dei fatti sembra capitano solo di se stesso, al massimo di una parte della squadra e di qualche ‘vecchio' amico. E forse lo resterà ancora per poco perché la possibilità che gli venga tolta la fascia è la naturale conseguenza di quanto accaduto. Com'è ipotizzabile che la tenga sul braccio un calciatore che, scontento per com'è impiegato, va in televisione a fare battute sul proprio allenatore? Com'è possibile che la società gli lasci ancora quest'onore/onere avendo lui stesso capeggiato la rivolta? Magari, il tiro a giro gli riuscirà meglio da qualche altra parte.

Quanto agli altri, il destino è segnato. Impossibile pensare che Mertens e Callejon restino. Entrambi in scadenza di contratto, la finestra di gennaio li aiuterà a fare i bagagli e andare altrove. In estate l'opera di repulisti si completerà con Koulibaly ma in bilico c'è anche la posizione di qualche altro elemento mai abbastanza continuo nel suo rendimento. Ancelotti? De Laurentiis gli ha lasciato il cerino in mano e pure lui è in discussione per la debolezza dimostrata nella gestione  del gruppo. La luna di miele è finita, la separazione avverrà a fine stagione. E se verrà anticipata, ci sarà solo in caso di disastro in classifica come uscita dalla Champions e mancata qualificazione alla Coppa che causerebbe un danno economico ingente al club.