Quando il 6 settembre del 2004 Aurelio De Laurentiis divenne a tutti gli effetti il presidente del Napoli, che in quel momento non aveva né giocatori e nemmeno i palloni per allenarsi, probabilmente nessuno avrebbe potuto immaginare che nei 15 anni successivi la squadra partenopea sarebbe ritornata con una incredibile continuità nel gotha del calcio italiano. Se è vero che la Juventus ha fatto man bassa di scudetti negli ultimi anni è anche vero che l'unica compagine della Serie A capace di qualificarsi per dieci anni di fila alle coppe europee è proprio il Napoli, sempre sul podio della Serie A negli ultimi quattro anni, e tra le prime tre sette volte dal 2011 in poi. Il colpo grosso è mancato, il sogno scudetto è rimasto tale, ma questo Napoli, nonostante i tanti criticoni, è riuscito a far battere di nuovo il cuore ai tifosi partenopei.

L'amore sbiadito

Napoli è l'unica grande città italiana che ha una sola squadra e il Napoli raccoglie il tifo di gran parte degli appassionati. C'è stato un periodo piuttosto lungo (dal 1997 al 2004) in cui anche l'amore è vacillato, quanto meno quello dei più giovani. Ricordo di quando, anni fa, passando in uno slargo del centro vidi dei ragazzini giocare a pallone con le maglie del Parma, della Lazio, della Fiorentina, di Totti, del ‘Fenomeno' Ronaldo e di Del Piero. Del Napoli nemmeno l'ombra. Sembra passato un secolo. E se il Napoli è risorto, al netto di qualche scelta sbagliata, buona parte del merito è di De Laurentiis che ha preso una squadra dal nulla, fallita, che veniva da sette anni disastrosi e che pian piano, grazie pure a dei validissimi collaboratori, è riuscito a riportarla in alto. E tutto è stato realizzato con un anno di ritardo.

Gli anni di Reja e Mazzarri

Perché in C i partenopei hanno disputato due campionati consecutivi, il primo anno il Napoli perse la finale playoff con l'Avellino. De Laurentiis a sorpresa decise di confermare Reja, vero condottiero, diventato un beniamino dei tifosi. Con Mister Edy sono arrivate due promozioni in fila e un'eccellente annata in Serie A. Dopo un assestamento delicato è arrivato Mazzarri con cui il Napoli ha compiuto un altro grande step, in campo, perché i risultati sono arrivati – 3° posto e qualificazione in Champions nel 2011, vittoria della Coppa Italia nel 2012, 2° posto in campionato nel 2013 – e fuori, perché la squadra partenopea ha iniziato ad avere un'identità ben precisa.

Dopo Benitez il sogno scudetto (svanito) con Sarri

Poi si è aperto un altro capitolo con l'arrivo di Benitez, si parlò di ‘Rafa Revolution', il Napoli perse Cavani ma prese Higuain, Callejon e Mertens. Il bel gioco ebbe il sopravvento. Il Napoli iniziò la sua evoluzione, il tecnico spagnolo conquistò due trofei, giocò una semifinale di Europa League (la prima dopo un'eternità). Il lavoro di Benitez è stato buono, anche se a volte ha dato l'idea di essere troppo testardo, lo spagnolo seminò bene e aprì la strada a Sarri, quasi uno sconosciuto quattro anni fa, che rapidamente fece innamorare i napoletani. Tre anni meravigliosi, i complimenti di Guardiola, gli schemi perfetti, un gioco brillante, veloce, gol fantastici, lo scudetto sfiorato due volte. Nel 2016 squadra e l'ambiente non erano maturi, nel 2018 la dea bendata ci mise lo zampino, la partita di Firenze pose fine al sogno.

Dries Mertens a caccia del record di gol nel Napoli di Hamsik.
in foto: Dries Mertens a caccia del record di gol nel Napoli di Hamsik.

I record di Higuain, Hamsik e quello (futuro) di Mertens

Il record di Higuain, che frantumò quello di Nordahl che durava da quasi 60 anni è uno dei tanti primati ottenuti dal Napoli di De Laurentiis, che nel 2018 chiuse il campionato con 91 punti e senza scudetto (record, amaro). E se si parla di primati si pensa a Hamsik, recordman di presenze e gol, ma anche a Callejon, che scala entrambe le classifiche, e a ‘Ciro' Mertens, a cui servono 12 reti, in tutte le competizioni per soffiare lo scettro all'ex capitano.

Da KK a Carletto

De Laurentiis è riuscito a riaccendere la fiamma, allo stadio il pienone non c'è quasi mai, giusto per le partitissime di Champions (o per la Juve), ha riportato il Napoli, come ai tempi di Maradona, sulla bocca di tutti. Cavani e Lavezzi sono finiti al PSG, Allan poteva fare lo stesso percorso, Koulibaly è da tempo un obiettivo di mercato delle big d'Europa. Alisson, in questa settimana, ha detto che la parata più importante della carriera l'ha fatta contro i partenopei, che masticano amaro pensando a quella prodezza ma possono dire senza problemi che grazie a De Laurentiis in questi anni sono tornati nell'alta società del calcio. Nel 2006 il Napoli in rosa aveva Cupi e Lacrimini (banale gioco di parole, sorry) e giocava in Serie C oggi in squadra ci sono tanti calciatori importanti e in panchina Carlo Ancelotti che sta cercando di chiudere il cerchio e proverà a regalare al presidente, al Napoli e a Napoli un grande titolo, magari lo scudetto, quello che De Laurentiis insegue da tempo.