Milan-Juventus, semifinale d'andata della Coppa Italia 2019/2020, ha vissuto novanta minuti ricchi di episodi da moviola. Dopo sette minuti di gioco è la Juve a chiedere un calcio di rigore per un contatto in area del Milan tra Ramsey e Bennacer: il centrocampista algerino impatta da dietro con l'avversario, ma l'entità del contatto non sembra giustificare la caduta del calciatore bianconero. Giusta la decisione di Valeri di lasciar correre.

A ridosso della mezzora, la prima tegola per Pioli: Ibrahimovic e De Ligt staccano a centrocampo e lo svedese colpisce l'avversario con una manata in pieno volto. Inevitabile l'ammonizione e la conseguente squalifica per Ibra, tra i diffidati della partita. Così come Theo Hernandez, ammonito (correttamente) pochi minuti più tardi per un fallo ingenuo su Dybala.

Nella ripresa gli episodi più delicati in cui Valeri e il VAR entrano un po' in confusione. Se il secondo giallo per Theo Hernandez appare corretto per il fallo e le proteste (era già ammonito e lascerà il Milan in 10) e lo è anche il ‘giallo' a Castillejo che butta via la palla in un gesto di stizza, non c'è equità in area Milan. Entrambi salteranno la partita di ritorno di Torino. Insieme a Ibrahimovic.

Il VAR va in tilt in area Milan

Quando Rebic colpisce Cuadrado con la mano, lo fa in modo falloso: Valeri è di spalle, non può vedere bene il gesto ma il guardalinee è perfettamente in linea e avrebbe dovuto segnalare l'episodio. Così come il VAR visto che dalle immagini si vede il colpo al viso. Sul tocco di mano di Calabria, invece, la moviola è irremovibile: si controlla il gesto e si decreta il rigore. Il tocco c'è ma il difensore nulla può essendo in caduta e allarga leggermente il braccio in modo spontaneo. Per il VAR e Valeri è penalty ma, regolamento alla mano, è una decisione al limite.