Zlatan ha fatto ciò che aveva promesso in conferenza stampa di presentazione: ha riportato San Siro a tremare tra applausi e boati di giubilo, ma è durato l'arco di una manciata di secondi (il tempo di alzarsi dalla panchina e il momento in cui ha preso il posto di Piatek). Prima e dopo, (non solo la Curva) ci sono stati sonori fischi per tutti i giocatori, nessuno escluso, con un colpevole principale: Suso. Lo spagnolo è stato subissato da parte della propria tifoseria soprattutto nella parte finale di gara quando, con le squadre stanche, si richiedeva a chi aveva maggior qualità (come lo spagnolo) giocate decisive invece di stop sbagliati e lanci in tribuna.

Insomma, Milan-Sampdoria è stata una partita bifronte, ricca di aspettative ma che alla fine ha visto il consueto epilogo: un punto conquistato, tanti errori e disattenzioni sia in difesa che in attacco, che hanno obbligato il povero Diavolo a steccare la prima davanti al proprio pubblico nel 2020. Una gara in cui i rossoneri hanno anche rischiato grosso in un paio di occasioni (soprattutto quando Jankto ha segnato a fine primo tempo, poi sorpreso in fuorigioco).

Ibra trasforma i fischi in appalusi, ma per poco

Ibrahimovic ci ha provato, quando è entrato in campo la scossa (non solo in tribuna) si è sentita perché la squadra ha preso fiducia e qualche istante dopo la sostituzione ha sfiorato anche un clamoroso gol di testa fermato sulla linea dalla difesa blucerchiata. Ma non è bastato, il risultato è rimasto inchiodato sullo 0-0 con il mormorio dello stadio che si è tramutato sempre più velocemente in un sonoro fischio che ha stordito i giocatori al 90′.

Tutti contro Suso, lui in aiuto ai compagni

Il più fischiato è stato Suso che Pioli ha tenuto in campo fino alla fine della partita, malgrado evidentemente lo spagnolo non fosse nella sua giornata ideale. Schierato dietro a Piatek nel trio di trequartisti, ha spesso gestito la manovra rossonera. Sovente, ha anche incitato i compagni in campo, applaudendo e sostenendoli ma all'ennesimo passaggio errato San Siro lo ha indicato quale massimo esponente di una nuova cocente delusione.