Perché Stefano Pioli è così inviso ai tifosi del Milan? Alla base del profondo dissenso scaturito dalle ultime notizie sulle scelta del nuovo allenatore dopo l'esonero di Marco Giampaolo c'è un particolare che sembra dirimente: la fede interista dichiarata dal tecnico quando nel 2016 accettò l'incarico offerto dai nerazzurri a stagione in corso (salvo terminare in maniera poco felice quell'esperienza per il mancato raggiungimento dell'obiettivo Champions). Ad alimentare le proteste non è (solo) la questione del grande nome e di capacità che i sostenitori rossoneri non gli riconoscono. Il #Pioliout, l'hashtag che ha scalato le tendenze di Twitter e ha fatto irruzione sui social network, è il grido di battaglia, lo striscione della contestazione dietro il quale il popolo rossonero è sceso nella piazza virtuale per gridare no all'ingaggio dell'allenatore.

"La mia famiglia è tutta interista. Poi, la mia professione mi ha portato altrove, ma la fede era quella". È questa la frase che i tifosi del Milan non hanno dimenticato e rimbomba con forza oggi che Pioli si accomoda sulla panchina del ‘diavolo'. Come spargere sale sulle ferite… "Sono cresciuto col coro ‘con Beccalossi e Pasinato vinceremo il campionato'…", aggiunse l'allenatore captando così la benevolenza dell'altra metà del cielo di Milano. E tanto basta ad accendere la protesta dei rossoneri già delusi e insoddisfatti per l'andamento in campionato della squadra.

La stessa candidatura di Luciano Spalletti non era piaciuta per gli stessi motivi. Oltretutto, per ingaggiare il tecnico di Certaldo il club avrebbe dovuto sborsare cifre di gran lunga superiori rispetto alla somma pattuita con Pioli per formalizzare l'intesa: 4.5 milioni di euro netti per 3 stagioni la richiesta dell'ex nerazzurro, 1.5 milioni per 2 anni la base di accordo con l'ex viola. Ai tifosi, però, non piaceva l'uno e non piace l'altro. Il campo dirà se la scelta è stata quella giusta o meno.