Milan-Inter: Montella top player, Perisic salva la prima di Pioli

A cura di Mirko Cafaro
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Il gol di Perisic allo scadere evita la sconfitta a Pioli, ma resta la prestazione superiore di un Milan sospinto da Bonaventura e Suso. Icardi fantasma, Kondogbia irrecuperabile.
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Al Milan sfugge in extremis l'ultimo derby (con record d'incasso) di Berlusconi presidente; tutto merito dell'Inter che con Pioli ritrova il suo spirito battagliero. È proprio dei nerazzurri l'inizio migliore, subito col piglio giusto: tanto movimento, aggressività, concentrazione e determinazione offensiva. Per larghi tratti il Milan finisce alle corde, ma alla mezz'ora prova a reagire affidandosi alle ripartenze di Bonaventura. Su una di queste, l'ex atalantino affonda come un coltello nel burro della retroguardia nerazzurra mal posizionata e pesca Suso, assoluto mattatore del match, per il primo vantaggio.

Dopo l'intervallo si riprende con lo stesso copione che vede i nerazzurri prendere costantemente l'iniziativa; da una giocata di Candreva arriva così il pari, ma i rossoneri non ci stanno e si riportano avanti, ancora con Suso, approfittando nuovamente dello scarso equilibrio difensivo di Miranda e soci. All'ultimo respiro, però, ecco la doccia fredda per i rossoneri: Perisic sbuca in mischia e impatta sugli sviluppi di un calcio d'angolo. Il 2-2 finale, però, non offusca l'ennesimo successo tattico di Montella che si propone, a tutti gli effetti, come il vero top player di questo Milan "provinciale".

Montella top player, Bonaventura è ovunque

  1. Montella top player. Una partita di sofferenza, ma studiata in ogni suo rivolo e dettaglio tattico. Non era facile interpretarla così bene, soprattutto contro un Pioli all'esordio e bravo a coprire le sue carte alla vigilia. Eppure Montella prepara i suoi in modo da sopperire anche alla pesante assenza di Romagnoli, riuscendo a colpire l'Inter in quella che è la sua principale pecca di quest'anno: gli equilibri difensivi. Senza stelle di prima grandezza, è lui l'uomo in più dei rossoneri.
  2. Suso che prodezze. Si accende a intermittenza, ma il suo apporto non lo fa mai mancare. Il primo vantaggio è una chicca, un concentrato di tecnica e balistica; il secondo un cioccolatino che scarta con furbizia, capacità di inserimento e lucidità sotto porta. Imprendibile per Ansaldi – sostituito tra i fischi dopo 65′ -, è l'ennesimo elemento lanciato da quel maestro di calcio che risponde al nome di Gasperini.
  3. Bonaventura uomo ovunque, Perisic decisivo. Il milanista è di lotta e di governo, si sacrifica in copertura e poi è il primo a ripartire, riuscendo, soprattutto nel primo tempo, ad alleggerire la pressione dell'Inter. Da un suo coast-to-coast arriva lo splendido vantaggio di Suso; poco prima aveva fatto le prove generali, non riuscendo però a servire con i tempi giusti Bacca. Sfiora il gol in apertura di secondo tempo, esce stremato. L'interista è evanescente per larghi tratti, ma nel secondo tempo prima sfiora il gol con un gran diagonale, poi ha il merito di impattare il risultato quando erano in pochi ormai a crederci.
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Kondogbia che flop, poco equilibrio Inter

  1. Kondogbia irrecuperabile, Icardi fantasma. Pioli ha provato subito a calare il jolly riproponendo il francese titolare. Una scelta dettata da molteplici ragioni, a cominciare dalla necessità di ritrovare un elemento d'ordine in mezzo al campo e di provare a ridare spessore a un investimento significativo, svalutato dalle bocciature di Mancini prima e De Boer poi. Il primo tentativo (ce ne saranno altri?) non è andato a buon fine con il francese che ha mostrato i consueti limiti in fase di lettura del gioco e velocizzazione dell'azione. Quanto all'argentino, prosegue nel suo digiuno da gol contro il Milan (non ha mai segnato) e quando non trova la porta si conferma "deleterio".
  2. Squilibri difensivi nerazzurri. Nonostante il buon atteggiamento mostrato in avvio, condito da concretezza, determinazione e aggressività in pressing, è bastato un intelligente rilancio con le mani di Donnarumma a riportare a galla tutte le difficoltà dell'Inter nel trovare e mantenere gli equilibri difensivi dopo un'azione d'attacco. Il neo-tecnico Pioli ha già fornito un'idea di gioco, ma la strada è ancora lunga, come dimostra anche lo scollamento tra i reparti in occasione del raddoppio del Milan.
  3. 20 maglie "identiche". Nell'epoca delle seconde e terze divise ufficiali (per non parlare delle maglie "speciali" che, per ragioni di marketing, non mancano mai) è incomprensibile la decisione dell'arbitro Tagliavento di consentire a entrambe le formazioni di indossare due maglie pressoché "identiche". Da lontano (e dalla tv) l'effetto è di 20 giocatori della stessa squadra e a poco servono i pantaloncini diversi. Su Twitter le proteste e gli sberleffi non si sono fatti attendere.
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