Stefano Pioli lo aveva detto alla vigilia del match con la Sampdoria: "Zlatan Ibrahimovic non è il salvatore della patria". Parole che hanno trovato conferma dopo il deludente 0-0 contro i blucerchiati: arrivato al termine di novanta minuti interpretati sotto ritmo e con poca lucidità in fase offensiva dai rossoneri. Il tutto nonostante i 35 minuti giocati dalla svedese nella ripresa. "È stato emozionante e mi ha riportato indietro di nove/dieci anni. Il rapporto con i tifosi è sempre bello e mi dà tante motivazioni".

Senza gare ufficiali da diverse settimane, il nuovo numero 21 milanista ha lottato e provato ad aiutare la squadra senza però trovare la via del gol: "Ho provato, volevo fare gol e festeggiare come Dio sotto la curva. Soddisfatto? Lo sono solo se vinco la partita, a me piace vincere – ha continuato Ibrahimovic – La cosa positiva è che ero in campo dopo tre mesi e a San Siro. Questo stadio mi è mancato tanti anni".

La promessa di Ibrahimovic

I fischi che hanno accompagnato Romagnoli e compagni negli spogliatoi, non hanno per nulla spaventato il gigante di Malmoe: sempre più convinto di poter cambiare la stagione del Diavolo: "Si vede che in campo manca tanta fiducia ed aggressività nel fare gol, siamo meno concreti – ha spiegato l'ex attaccante dei Los Angeles Galaxy, ai microfoni di Sportmediaset – Bisogna capire cosa fare per far uscire il massimo da questa squadra. Sono qua da quattro giorni, proverò ad aiutare in tutti i modi".

"I tifosi ovviamente non sono contenti per i risultati. Ora dobbiamo allenarci, soffrire e dare il massimo. Sono sicuro al 100% che riusciremo a rialzarci, passo dopo passo. Lavoriamo e pensiamo positivo – ha concluso Zlatan Ibrahimovic – Leao? Gli ho spiegato che movimenti deve fare, questa è tutta esperienza".