Oramai si è arrivati al punto di non ritorno: sei partite, quattro sconfitte di cui tre consecutive con Torino, Inter e Fiorentina (due a San Siro). Troppo, anche per chi pensava e sperava che Marco Giampaolo fosse la medicina giusta per i mali del Diavolo e che il periodo di convalescenza dovesse durare ancora poco per poi riprendersi. Purtroppo per il tecnico ex Sampdoria, l'avventura in rossonero sembra già al capolinea. Difficile – se non impossibile – riproporgli una fiducia che prima Maldini (una settimana fa) e poi Massara (prima del match con la Fiorentina) avevano diplomaticamente ribadito ai microfoni dei giornalisti.

Ora, per Giampaolo è questione di giorni forse di ore per lasciare spazio a chi verrà. Il progetto, già difficile all'avvio, si è complicato 90 minuti dopo 90, con lo scivolone a Udine per poi passare dalle boccate d'ossigeno contro Brescia e Verona per finire di nuovo in apnea nelle ultime tre gare. Sei punti, quartultimo posto in classifica, a -12 dall'Inter capolista e a punteggio pieno. Anche volendo dare ulteriore tempo ad un allenatore che potrebbe comunque esprimere il proprio credo calcistico (motivo per cui era stato scelto in estate), la situazione richiede un intervento drastico.

Perché Giampaolo è diventato indifendibile

Giampaolo non può restare a cavallo di un Milan disfatto perché ha mostrato alle prime forti critiche (il ko al debutto contro l'Udinese) l'incapacità di proseguire sui propri convincimenti (Suso trequartista) rileggendo la tattica, optando per "l'albero di Natale" prima, inserendo tutti i giovani e i nuovi arrivati (Theo, Leao, Duarte, Bennacer) dietro ‘consiglio' della dirigenza. E non può restare ancora a lungo perché con lui e con questo Milan, il Gruppo Elliott non può cedere la proprietà, cosa che desidera fare da tempo e che è pianificata dal momento in cui prese in mano le redini dopo lo sciagurato avvento di Mister Li.

Chi può arrivare: Ranieri o Garcia i papabili

Saranno ore e giorni complicati, c'è una pausa alle porte e forse sarà proprio lì che il Milan farà il necessario cambio di rotta tecnica. Di allenatori ‘liberi' ce ne sono e diversi anche di nome. C'è l'ex di sempre, Roberto Donadoni che probabilmente non negherebbe il suo contributo ad un Milan che lo rese grande da centrocampista. E c'è Claudio Ranieri, il ‘traghettatore' per antonomasia in grado di prelevare a stagione in corso i relitti e trasformarli in zattere fino al primo porto. Sul taccuino anche il nome di Rudi Garcia, che pure piace. E ci sarebbe anche Luciano Spalletti, che salterebbe il Naviglio più che volentieri dopo essere stato lasciato sull'argine a guardare. Ma tutto resta fermo per il momento, almeno fino alla trasferta di Genova e alla sosta.

Perché Max Allegri resta un sogno per il futuro

Di certo, non ci potrà essere Max Allegri, un nome che era stato avvicinato già con l'avvento di Elliott, che all'indomani dell'addio alla Juventus sembrava fosse l'obiettivo sensibile della dirigenza rossonera e che poteva giocarsi il derby con Antonio Conte poi finito sulla parte ‘sbagliata' di Milano, quella nerazzurra. L'ex Juve è sì un punto di riferimento tecnico ma è un punto d'arrivo: mai prenderebbe al momento questa situazione in mano, mai Elliott potrebbe permettersi di ingaggiarlo. Allegri è nei pensieri rossoneri ma solo in futuro, quando la proprietà passerà di mano, ripartirà un nuovo progetto con uomini e investimenti nuovi. Al momento, adda passà a nuttata.