L'elezione di Gaetano Micciché a presidente della Lega Calcio si trasforma in un caso politico. Otto senatori del Movimento 5 Stelle, guidati dal presidente onorario di ADUSBEF Elio Lannutti, hanno presentato un'interrogazione al ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora. Al centro il conflitto di interessi di Micciché, le procedure per la sua elezione il 19 marzo 2018 finite sotto indagine della Procura Federale, la partita in corso per l'assegnazione dei diritti televisivi della Serie A. Coinvolgono anche il presidente del CONI, Giovanni Malagò, che in quanto commissario all'epoca presiedeva l'assemblea di Lega che ha eletto Micciché, peraltro sponsorizzato dallo stesso Malagò. E chiedono un nuovo commissariamento dell'organizzazione.

Le domande dei senatori

I senatori tracciano subito nell'interrogazione al ministro un collegamento tra l'elezione di Micciché e la trattativa per la cessione dei diritti televisivi della Serie A per il periodo 2021-2024 con la relativa contrapposizione tra Sky e Mediapro, il colosso spagnolo intenzionato a creare il canale ufficiale della Lega. I firmatari chiedono se "l'elezione per acclamazione di Gaetano Micciché sostenuto da Agnelli, Cairo e Malagò, nonostante ci volesse il voto segreto, nella guerra tra bande dei presidenti di Serie A, la cui battaglia finale riguarderà la vendita dei diritti Tv per il triennio 2021-2024 (…) non abbia rappresentato l'ennesima gravissima violazione di qualsiasi regola basilare in un settore finanziato in gran parte dai fondi pubblici, che dovrebbe rappresentare l'esempio di correttezza, lealtà, trasparenza, onestà, i cui valori e principi sarebbero stati ripetutamente traditi dalla gestione poco "sportiva" di Giovanni Malagò".

I firmatari mettono anche in discussione la stessa figura di Micciché, non tanto nella qualità di componente del CDA di RCS in quota Urbano Cairo, presidente anche del Torino.Come abbiamo precedentemente sottolineato, era stata approvata per quanto in maniera frettolosa e non ortodossa una modifica allo statuto che consentiva l'elezione di un presidente non indipendente in caso di accordo unanime tra le società. Anche se, scrivono i senatori M5S, la modifica era stata approvata ma non ratificata dalla federazione e questo porterebbe a definire "un difetto del requisito di indipendenza".

L'aspetto controverso, scrivono i firmatari, riguarda il suo incarico di presidente di Banca Imi. L'elezione di Micciché, si chiedono, come "rappresentante dei presidenti delle squadre di calcio di Serie A, molti dei quali debitori della stessa Banca Imi, non rappresent(a) un gigantesco conflitto di interessi"?

Di conseguenza, invocano l'intervento del ministro perché avvii "accertamenti per appurare se vi siano state anomalie e se tuttora sussista un conflitto di interesse che avrebbero dovuto precludere la candidatura di Micciché a presidente della Lega". Infine, chiedono chiarimenti su "quali misure urgenti si intendano attivare per ripristinare trasparenza, legalità e rispetto delle regole; e se non si ritenga doveroso, alla luce dei fatti e ripetuti misfatti della discutibile gestione di Malagò, l'inevitabile commissariamento per offrire allo sport italiano un segnale di
cambiamento".

Caso Micciché, chi sono i firmatari

L'interrogazione è firmata da un gruppo di senatori del Movimento 5 Stelle. Il primo nome è quello di Elio Lannutti, presidente onorario dell'ADUSBEF, associazione a difesa dei consumatori e degli utenti specializzata nel settore bancario. Lannutti ha denunciato scandali finanziari (Parmalat, Cirio, Lehman Brothers) e a gennaio ha fatto scalpore rilanciando su twitter il post di un sito complottista e antisemita in cui si faceva riferimento ai Protocolli dei Savi di Sion, uno dei più celebri falsi storici.

Con lui, si sono rivolti al ministro per le politiche giovanili e lo sport Mauro Coltorti, geomorfologo che al momento dell'elezione era Presidente Commissione internazionale cronologia e stratigrafia dell'International union quaternary science, la genovese Elena Botto, il riminese Marco Croatti (membri della commissione permanente su industria, commercio, turismo), la vicepresidente della commissione Difesa Daniela Donno; Emma Pavanelli, Raffaele Mautone; Cinzia Leone, vicepresidente della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio.

I dubbi e le ombre sull'elezione di Micciché

I firmatari ricostruiscono le fasi della vicenda e le ombre sull'elezione del presidente della Lega. Un'elezione oggetto di un'indagine della Procura Federale, che interviene dopo le rivelazioni del sito "Business Insider" che pubblica il verbale dell'assemblea e spiega la modifica in extremis dello statuto che ha permesso la sua candidatura. Si aggiunge una frase ad hoc: "Con riferimento alla sola figura del presidente, l'assemblea, con voto unanime, può eleggere un presidente che, in virtù di incarichi di rappresentanza e/o amministrazione ricoperti in un'istituzione privata di rilevanza nazionale abbia rapporti con le società associate, e/o con gli azionisti di riferimento e le controllate delle società associate, e/o con il gruppo di appartenenza delle società associate, e/o con altra lega professionistica".

Micciché si può candidare. Sul suo nome, le società avevano già trovato due settimane prima un informale accordo unanime. Andrea Agnelli "propone di procedere all'elezione per acclamazione", il giudice sportivo presente obietta: si vota, come da regolamento, a scrutinio segreto. Poi Baldissoni della Roma, e via via tutti gli altri rappresentanti delle 20 squadre di A, comunicano palesemente il sostegno all'elezione di Micciché. Malagò lo dichiara eletto per acclamazione e non fa scrutinare i voti nell'urna.

Nessuna delle società ha presentato ricorso nei tempi previsti. Oggi, però, i presidenti si dividono, ha scritto Paolo Ziliani sul Fatto quotidiano, sui diritti tv: Lotito e Preziosi sarebbero favorevoli all'accordo con Mediapro, Agnelli e Cairo spingerebbero per vendere a Sky. Tuttavia, l'assemblea della Lega ha valutato positivamente l'ipotesi di realizzazione del canale ufficiale. Se dovesse essere definitivamente approvata, Micciché sarebbe "presidente di una Lega che ha un suo canale e contestualmente membro del Cda di un gruppo editoriale". Un conflitto di competenze che in momenti come questo, e in un calcio come quello italiano che dipende in maniera determinante dalle risorse generate dalle tv, non può che far riflettere.