Mario Balotelli dorme, niente incontro con Kyenge

Mario Balotelli a dormire, alcuni compagni di squadra a rendere omaggio alla visita del ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge. Lei ragionava sull'importanza della Nazionale e dello sport sulla lotta al razzismo, lui – che più di tutti è finito spesso nel mirino per il colore della pelle, pur essendo italiano – era in braccio a Morfeo. Federazione imbarazzata, questione di sensibilità: già, perché l'incontro non era obbligo istituzionale ma questione di opportunità e, soprattutto, cortesia. Il ministro citava Martin Luther King e Super Mario ‘contava le pecorelle'… sono numeri anche questi. Compreso quelli che ha digitato per inviarle un sms di scuse.
Abete stizzito. "La ministra era a Torino per motivi istituzionali, lo spirito era quello di avere una rappresentanza – ha fatto notare il presidente della Federcalcio -. C'era il ct Prandelli e altri giocatori di qualita', Mario non c'era e se ci fosse stato, la ministra avrebbe avuto piacere".
L'incontro col ministro. "La Nazionale di calcio è un modello di quella che dovrebbe essere l'Italia di domani". E' il concetto espresso dal ministro per l'Integrazione, Cecile Kyenge, nell'incontro con una delegazione degli azzurri in ritiro a Torino dove martedì – allo Juventus Stadium, ore 20.45 – affronteranno la Repubblica Ceca nel secondo match consecutivo di qualificazione al Mondiale in Brasile 2014. Lotta al razzismo, anche nello sport. "C'è ancora tanto da fare ma lo dobbiamo fare tutti, ciascuno per la sua parte di responsabilità. Proprio per questo – ha aggiunto Kyenge – ringrazio la Federcalcio per il lavoro che sta facendo per controllare e sanzionare comportamenti razzisti. E ringrazio la squadra che porta avanti valori e una formazione contro ogni discriminazione. Per le istituzioni, per le scuole e per altri settori, bisogna aumentare l'informazione e la formazione a livello di Paese e nei diversi luoghi". Poi, una riflessione sui calciatori che lasciano il campo perché oggetto di insulti. "Non bisogna soltanto guardare al singolo comportamento ma anche al clima in cui gioca, allo stress cui è sottoposto, considerando che non tutti abbiamo lo stesso carattere".