Sinisa Mihajlovic merita la Panchina d'oro. Il premio riconosciuto al miglior allenatore della stagione andrebbe consegnato al tecnico che, nonostante la leucemia, continua a esercitare il proprio ruolo con la passione di sempre. È Marco Di Vaio, ex attaccante e oggi dirigente del Bologna, che si sbilancia al riguardo e tira un sassolino nello stagno provando a spingersi oltre la commozione e la compassione (intesa come compartecipazione emotiva) per l'uomo e per lo sportivo. Perché assegnare il riconoscimento all'attuale allenatore rossoblù?

Per tutto quello che ha fatto e sta facendo Sinisa – dice Di Vaio nell'intervista alla Gazzetta dello Sport -. Lui è sempre con noi, affianco alla squadra, non molla mai anche quando ha la febbre oppure avverte spossatezza. E soprattutto credo sia un esempio per come ha affrontato questi cinque mesi e per come sta vivendo la propria situazione. 

Verona, Spal e Lazio le partite che hanno visto Mihajlovic regolarmente in campo previo assenso dei medici e responso positivo delle analisi. Farà di tutto anche per esserci a Torino contro la Juventus, condizioni climatiche permettendo (tra le precauzioni da prendere) e sempre che non vi siano altri motivi ostativi che rappresentano un pericolo per la sua salute. Concluso il secondo ciclo di terapia, Sinisa ha approfittato del periodo di pausa del campionato per trascorrere qualche giorno in famiglia a Roma. Nella Capitale ha incontrato un vecchio amico, Roberto Mancini, che gli ha donato la maglia (quella di colore verde) numero 11 della Nazionale. È solo l'ennesima testimonianza di affetto nei suoi confronti da quando, a luglio scorso annunciò pubblicamente di essere malato.

Il messaggio di Sinisa è di grande speranza per tutte le persone che si trovano nelle sue condizioni – ha aggiunto Di Vaio -. Non salta una riunione con lo staff, una seduta, un allenamento, nonostante non sia al massimo delle forze. Chiama i giocatori, li motiva. È il lavoro quotidiano che lo rende ancora più forte.