Malta-Italia? Per Cesare Prandelli, guai a considerarla una formalità

Gli ordini di Cesare – Dall'alto dei suoi dieci punti in classifica, la Nazionale di Prandelli è pronta per la sfida di questa sera contro Malta. Gli avversari, come già descritto nei giorni scorsi, non hanno certo lo stesso dna dei colleghi brasiliani affrontati qualche giorno fa in amichevole. Malta, sul fondo della classifica a zero punti, è infatti lo "sparring partner" del girone azzurro: squadra che, fin qui, ha perso tutte le partite, incassando 12 gol e segnandone solo uno. Un "trend", quello della squadra maltese, in costante discesa: cominciato con una sconfitta di misura contro l'Armenia e finito, almeno per il momento, con l'asfaltata di pochi giorni fa in Bulgaria. Definire tranquilla la situazione dell'italianissimo tecnico, Pietro Ghedin, sarebbe bugiardo. Per l'attuale ct maltese, che ben conosce l'ambiente azzurro grazie alle esperienze come vice con Maldini, Zoff e Trapattoni, la sfida di stasera rappresenta una snodo cruciale: "E' la partita della vita: vogliamo uscire dal campo a testa alta!". Ci crede lui e ci credono i tifosi che, orgogliosamente, riempiranno l'impianto situato a pochi chilometri da La Valletta. Allo stadio Ta' Qali, esaurito da tempo, l'Italia troverà un clima surriscaldato. "Guai a sottovalutare l'avversario" ha intimato Prandelli ai suoi ragazzi, chiudendo poi l'intervista con una frase ("Sono più organizzati del Brasile") che ha fatto sorridere i diciassettemila tifosi che prenderanno posto nel più importante stadio dell'isola.
Carta canta – Nonostante la voglia di rivalsa dei ragazzi di Ghedin, le differenze sono sotto gli occhi di tutti e "inchiodano" i tifosi maltesi davanti a numeri e dettagli di un certo "peso". Può la quinta nazionale del ranking mondiale, temere la n. 147? Può una squadra formata da fuoriclasse assoluti, aver paura di una nazionale formata da veri e propri dilettanti? La risposta è scontata, anche se il calcio insegna che è sempre meglio aprire la bocca dopo i novanta minuti. L'esempio della sfida del Settembre scorso è calzante. Niente goleada, niente bel gioco: a Modena arrivò solo una vittoria "striminzita" che fece storcere il naso a quei tifosi che, fino a qualche mese prima, avevano gioito e sognato per Balotelli ed i suoi gol all'Europeo. Inutile negare che il pericolo di far passare quasta sfida come una semplice formalità, sia davvero molto alto. Ne è cosciente Prandelli che, fin dal primo giorno di ritiro, ha lavato la testa ai suoi usando concetti molto semplici da capire: "Diventerà facile, solo se giocheremo da Italia", ha ammonito il tecnico di Orzinuovi. Uno shampoo tricolore, per tutti i tipi di capelli: da quello lungo di Andrea Pirlo fino alla cresta di El Shaarawy, passando per l'acconciatura più attesa della serata, quella di Mario Balotelli.
Precedenti fortunati – Quella di stasera, sarà la sesta sfida contro Malta. Nei cinque precedenti, l'Italia ha sempre vinto, segnando 15 reti e subendone soltanto due. In due occasioni (1987 e 1993), sono stati ben cinque i gol di differenza tra gli azzurri e gli avversari: un dettaglio al quale tiene molto il ct azzurro, timoroso di possibili beffe in caso di arrivo a pari punti con altre nazionali. Prandelli ha già scelto 10/11 della squadra che scenderà in campo stasera. Conferma per il blocco Juve-Milan, con sei juventini e cinque milanisti, con l'unico dubbio riguardante Cerci e Giaccherini: in ballottaggio, fino all'ultimo, per una maglia da titolare. Niente turnover, quindi, in casa azzurra. Nemmeno per l'imminente Inter-Juventus di campionato, match che negli anni scorsi ha generato polemiche anche per questioni legate al colore azzurro della maglia italiana. Al di là dei tre punti, staff azzurro, media e tifosi s'aspettano conferme dopo la splendida prova contro Neymar e compagni. Il Mondiale in Brasile è vicino, la Confederations Cup dietro l'angolo. Prandelli pretende risposte da un gruppo di giocatori giovani, scelto e difeso tenacemente in prima persona contro tutto e contro tutti. Ecco perchè il test di questa sera, seppur di poco "appeal", è considerato fondamentale dallo staff azzurro.