La maledizione del numero 9. Al Milan non c'è stato bomber che non ne sia rimasto preda subendone gli effetti più deleteri. Chiedete a Gonzalo Higuain, che in rossonero ha smarrito tutto (fiuto del gol, capacità di essere letale in area, duttilità tattica nel reparto offensivo) fino a chiudere nel peggiore dei modi (venne riconsegnato alla Juventus e poi girato in prestito al Chelsea) la stagione. Chiedete ad André Silva, giunto a San Siro come colpo di mercato costoso (38 milioni di euro) e scandito da grandi aspettative con la benedizione del suo agente (Jorge Mendes) e la fama di calciatore che affianca CR7 nel Portogallo.

Nemmeno lui ha capito cosa gli è successo e adesso si ritrova impacchettato e spedito in prestito a Francoforte perché né il Milan né altre società hanno intenzione d'investire su di lui. Chiedete a Krzysztof Piatek, la punta polacca che l'anno scorso arrivò proprio al posto del Pipita portando in dote quelle reti e quella pericolosità negli ultimi sedici metri che erano mancati.

L'ex Genoa aveva la 19 e s'è perso da quando ha scelto di cambiarla con la casacca tipica del centravanti. I compagni di squadra – un po' per scherzo e un po' per scaramanzia – gli hanno suggerito di metterla da parte. Meglio prenderne un'altra e lasciar stare quella che, da quando Pippo Inzaghi è andato via, s'è rivelata un fardello pesantissimo. Pato, Luiz Adriano, Destro e Lapadula pure figurano nel novero degli attaccanti che hanno pagato dazio alla malasorte, quasi fosse uno scherzo del destino, una punizione divina indossare la 9 vestita da uno dei più grandi attaccanti della storia del Milan. Oggi l'ex calciatore è allenatore e siede sulla panchina del Benevento, intervistato durante la festa per i 90 anni del club sannita s'è detto pronto (sia pure in senso figurato) a spezzare la maledizione.

Piatek è un giocatore forte e sicuramente tornerà a segnare al più presto – ha ammesso il tecnico dei giallorossi campani -. Scherzando ieri dicevo che appena torno a Milano gli darò personalmente la maglia numero nove.