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Le imprese di Champions distraggono il Napoli dal campionato

In attesa dell’ennesima impresa europea, il Napoli non riesce a gestire un campionato dove continuano le partite a corrente alternata. In tutte le gare pre-Champions ci sono stati problemi, in quelle successive all’Europa solo soddisfazioni. La Juve è avvisata.
A cura di Alessio Pediglieri
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napoli champions e campionato

È una stagione particolare per i colori del Napoli. Iniziata nel migliore dei modi con gli apici in campionato nella vittoria contro il Milan e in Europa con il successo interno sul Villarreal, la formazione di Mazzarri ha pagato cammin facendo poca dimestichezza nel dover giocare ogni tre-quattro giorni sfide sempre al massimo senza dover abbassare la concentrazione. Oggi, in Serie A, gli azzurri stanno pagando alcune scelte fatte, consapevoli e inconsce mentre in Champions League il sogno resta acceso ancora imbattuti e pronti a giocarsi una qualificazione ad inizio di settembre reputata quasi impossibile.

Un pubblico diventato esigente

Al pubblico di Napoli è servito poco per sognare in questi anni, risalendo la china dalla serie C all'Europa che conta ed oggi basta un gol di Hamsik, una magia di Cavani, una giocata di Lavezzi ed una squadra protagonista, fin che può, in Italia e in Europa. C'è da dire che in queste ultime stagioni gli uomini di Mazzarri hanno abituato piuttosto bene i propri tifosi, spinti da un entusiasmo senza limiti, ma questa può essere la stagione più difficile dove fallire un obiettivo incomincerebbe a lasciare l'amaro in bocca a chi si attende risultati da raccogliere dopo anni di semina. Anche il pubblico del San Paolo cammin facendo è diventato sempre piú esigente. Dopotutto, le continue contraddizioni mediatiche del nostro calcio inducono all'esaltazione collettiva nei momenti di gloria, salvo poi far ripiombare nell'ombra i protagonisti di qualche giorno prima. E i tifosi seguono l'umore altalenante dei risultati. Spetta allora alla società e all'allenatore il compito di riportare il giusto equilibrio, che significa rimanere con i piedi per terra nelle vittorie e nelle sconfitte.

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Alti e bassi da gestire

Walter Mazzarri, che da due anni siede sulla panchina azzurra, in questo senso sta provando a fare del suo meglio. Del Napoli si sono tessute le ultime lodi dopo il 3-0 di San Siro contro l'Inter al di là degli errori arbitrali che hanno indubbiamente condizionato la partita dei nerazzurri. Il successivo scivolone interno contro il Parma ha lasciato tutti sorpresi, ma è stato in qualche modo giustificato dall'imminente pensiero della Champions League e della sfida contro il Bayern Monaco, poi fnita al San Paolo 1-1 con soddisfazione di tutti.
Il pareggio contro i tedeschi ha convinto più per il risultato in sé che per il gioco, mentre quello contro il Cagliari, una squadra di caratura e prestigio meno ‘nobili', ha finito per assumere quasi il sapore della sconfitta perchè il Napoli non ha fatto faville nelle ultime giornate di campionato. E' altrettanto vero che con un pizzico di fortuna gli ospiti avrebbero potuto fare bottino pieno, anche se la difesa ha tremato in più di una circostanza. Il pari insomma è giusto, ma come spesso accade in questi casi, quando i risultati non arrivano le certezze iniziano a scricchiolare.

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Il problema pre-Champions

Lo stesso Mazzarri, più che il tempestoso presidente De Laurentiis, è sempre più costretto a gettare acqua sul fuoco, giustificando sostituzioni e turn-over con la necessità di far fronte ai tanti impegni di questa stagione. "Una squadra grande deve ragionare così" – ha detto più volte e non ha tutti i torti. Ma il tecnico sa benissimo che le sue scelte verranno elogiate nel giorno della vittoria e inevitabilmente criticate quando questa invece tarderà ad arrivare, così come già accaduto in quel di Verona. Anche perchè c'è un filo conduttore che deve far pensare tra campionato e Champions. Il giorno dei calendari di Serie A, De Laurentiis sbottò mandando tutti a quel paese venendo a conoscenza che le sfide successive agli impegni europei vedevano il Napoli affrontare delicate partite contro Milan e Inter (entrambe vinte). I fatti dicono invece che il problema non è nel dopo-Champions ma nelle sfide pre-Europa dove il Napoli ha vinto una sola volta, rimediando magrissime figure, l'ultima della quale a Catania rimediando una sconfitta per 2-1 con gli etnei che ha fatto scivolare i partenopei nelle posizioni di rincalzo rispetto a Juve, Lazio e Milan.

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Una rosa con troppe spine

Più dei punti in classifica, conta il rendimento a lungo termine della squadra e da questo punto di vista sarebbe eccessivo affermare che il Napoli è in crisi. Eppure gli alti e i bassi continuano in campionato? Vittoria scaccia crisi con l'Udinese, scivolone a Catania. Sembra quasi che il Napoli si esalti con le grandi e si distragga con le ‘piccole‘, fatto che sarebbe perfetto per sperare in una cavalcata europea senza cadute, con l'immediato test a Monaco per Bayern-Napoli. Sarà difficile, se non impossibile vista anche la rosa a disposizione di Mazzarri. Se è vero che i titolari in campo sono tutti all'altezza della situazione colmando le lacune di chi non ha esperienza con compagni di reparto capaci di infondere tranquillità e qualità, il problema sta nei rincalzi a disposizione dove sembrano mancare valide alternative. Con un gruppo di 13-14 giocatori sullo stesso piano e altri 5-6 non all'altrezza, appare difficile pensare che si riesca a reggere fino a maggio. Santana, Dzemaili, Mascara e Pandev appaiono ottimi ‘rincalzi' capaci di mantenere alta la qualità del collettivo, ma dietro a loro c'è poca cosa: Fideleff e Rinaudo in difesa, Donadel e Bogliacino a centrocampo, Chavez e Lucarelli in attacco. A gennaio servono rinforzi, per evitare che a maggio serva una nuova rivoluzione strutturale.

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