Le colpe di Max, l’infermeria rossonera e gli incubi blaugrana

C'è poco da ridere – Se ci fossero più giorni a disposizione, prima dell'arrivo dei marziani sul suolo milanese, forse Galliani accompagnerebbe Allegri e l'intera rosa rossonera per un bel viaggio in Francia, direzione Lourdes. Se ci fossero più giorni, probabimente, qualche infortunato potrebbe anche recuperare e colmare in parte quel gap che, anche a rosa abile e arruolabile, sarebbe comunque difficile da ridurre. Se hai in squadra fior di campioni, compreso il difensore più forte al mondo (cercato proprio dal Barcellona), e non li puoi schierare in campo per la partita più importante della stagione, allora ciò che è già in partenza difficile, rischia di diventare, alla fine, impossibile.
Impossible is nothing – Aggrappati alla speranza e a quella "pertica" di quasi due metri che risponde al nome di Zlatan, decisivo anche contro la Roma, il Milan si appresta a giocare la partita della vita contro sua maestà Messi, con una squadra devastata e decimata dagli infortuni. Altro che Milan Lab e i suoi marchingegni sofisticati per prevenire e curare problemi fisici. Contro la sfiga, non esiste rimedio. Lo hanno capito tutti a Milanello, e poco importa se Zlatan Ibrahimovic continua a spingere i rossoneri verso il loro diciannovesimo scudetto: alle porte c'è il Barcellona, e affrontarlo in queste condizioni e come buttarsi dall'aereo senza il paracadute.

Le colpe di Max – Con il senno di poi, Massimiliano Allegri, però, ci ha messo del suo. Va bene lottare per lo scudetto e cercare di non perdere punti nei confronti della Juventus, ma perchè azzardare Thiago Silva, quando il brasiliano era già uscito malconcio dalla sfida in Coppa Italia contro la Juventus? Ne valeva la pena? E' questa la domanda che ogni tifoso rossonero si è posto tornando a casa. Un rimorso "grande così", che ha sicuramente macchiato la serata rossonera e fatto dimenticare la doppietta di Ibrahimovic. Meglio lo scudetto o la Champions League? Che sia cambiato l'input dirigenziale rossonero, che fino a poco tempo fa prediligeva la coppa dalle grandi orecchie piuttosto che il titolo nazionale? Allegri, nel post gara, è stato comunque chiaro: "Voglio vincere lo scudetto a tutti i costi per poi, prossimo anno, giocarmi la seconda stella". Idea stuzzicante e condivisibile, quella di "Acciughino", ma perchè rendere la vita ancora più facile al Barcellona, togliendo dal campo la stella più luminosa della rosa rossonera?

AAA cercasi compagno per Ibrahimovic – Alla fine, ha perso la pazienza anche lui: "Ora basta, bisogna trovare un rimedio a tutti questi infortuni". Il grido di rabbia, lanciato dall'unico giocatore che, in questo momento, può fare la voce grossa in casa Milan, ha fatto tremare le pareti. In effetti, mettersi nei suoi panni, non è facile. Non è facile se ti chiami Zlatan Ibrahimovic e vedi, giorno dopo giorno, assottigliarsi sempre più la rosa di attaccanti che dovrebbero giocarti a fianco. A cominciare da Antonio Cassano, il partner preferito dallo svedese, fino ad arrivare a Robinho che, in teoria, potrebbe recuperare per mercoledi prossimo. Tutti gli altri, El Shaarawi incluso, hanno in pratica giocato pochissimo con lo svedese, lasciando pochi ricordi positivi della loro presenza in campo. Un handicap, mica da ridere, per l'attacco rossonero che ha, paradossalmente, in Nocerino (un centrocampista, tutto corsa e muscoli) il secondo miglior cannoniere stagionale.
Citofonare Mourinho, please – Oltre a sperare in un favore nerazzurro per la corsa verso lo scudetto, Ambrosini e compagni dovrebbero prendere lezione proprio dai nerazzurri che, l'ostacolo blaugrana, lo saltarono a "piè pari" nell'anno di Mourinho e del Triplete. Vittoria, in rimonta, 3 a 1 a Milano e storica sconfitta al Camp Nou per 1 a 0, con conseguente conqusta della finale da parte dei ragazzi di Moratti. Un epilogo che il Milan, accetterebbe volentieri. Compresi i novanta minuti di apnea al Camp Nou, con palla lanciata in tribuna e uomo appiccicato alla "Pulce". Al diavolo l'estetica, quì ci vorrebbe una buona dose di sostanza, perchè se è vero che nessuna squadra al mondo è imbattibile, è anche vero che, se vuoi conquistarti la semifinale proprio in Spagna, magari dopo aver vinto in casa, devi alzare le barricate e difenderti in tutti i modi.

Nella testa del Pep – In Spagna, se la passano decisamente meglio. Mentre Allegri soffre per battere la Roma e si lecca le ferite per l'ennesimo infortunio, il suo dirimpettaio catalano si è tolto, infatti, lo sfizio di mantenere alta la pressione sulla capolista Real Madrid, andando a vincere a Maiorca, oltretutto, in inferiorità numerica dopo l'espulsione di Thiago Alcantara. Con il solo Xavi a riposo, in vista della Champions, Messi e compagni hanno dato l'ennesima prova di forza e ribadito a gran voce il loro obiettivo: inseguire e riprendere il Real che, fino a pochi giorni fa, aveva preso il largo. A otto giornate dal termine della Liga, con soli sei punti di distacco, tutto è ancora fattibile, specialmente con la Champions League di mezzo che potrebbe togliere energie psicofisiche, non solo al Barcellona, ma anche al Real Madrid. Questo, ovviamente, è quello che si augura il buon Pep!
I precedenti – Milan e Barcellona si sono affrontate per 13 volte in Europa: gli spagnoli sono in vantaggio nei precedenti, con 5 vittorie a fronte dei 4 successi rossoneri. Milan che non vince a San Siro dal 2004 (1 a 0 gol di Shevchenko) e che non torna a casa vittorioso dal Camp Nou dal lontano 2000 (2 a 0 con gol di Bierhoff e Coco). Vecchi ricordi e protagonisti ormai dimenticati, per una sfida che non passerà mai di moda!