Cosa resta dopo sei gol, un'autorete e desideri assortiti che non ancora si realizzano? Il 4-3 della Juve sul Napoli è la fotografia di due squadre ancora nel mezzo di un processo di mutazione che comporta prove incoraggianti di innovazione e più di qualche errore. Sarri, ancora forzatamente spettatore, “avrebbe preferito vincere 4-0” fa sapere Martusciello a Sky Sport dopo la partita. Monsieur Lapalisse sarebbe fiero di entrambi.

Juve, finché c'è corsa non c'è partita

"C'è un problema sia fisico che psicologico. Abbiamo avuto un calo importante” ha ammesso il vice di Sarri. Dopo il 3-0, complice la forma fisica ma anche qualcosa di mentale, avevamo la pancia piena e abbiamo ragionato in maniera sbagliata concedendo a questi giocatori le occasioni per fare gol". Come a Parma, infatti, la Juve si allunga nel secondo tempo. Si riduce la compattezza verticale della squadra, i terzini rimangono alti e l'avvio dell'azione con i centrali da dietro si complica perché è più difficile giocare corto. La mappa dei passaggi delle due squadre nel secondo tempo mostra proprio il minore impatto della Juve sugli esterni, una circolazione di palla più slegata e concentrata nel corridoio centrale mentre il Napoli, riportato a un più efficiente 4-4-2, guadagna ampiezza e profondità. Anche se due dei tre gol che riportano gli azzurri in partita, arrivano da calci da fermo, a difesa schierata.

I passaggi nel secondo tempo fanno emergere la trama più fitta e la maggiore occupazione della trequarti offensiva da parte del Napoli
in foto: I passaggi nel secondo tempo fanno emergere la trama più fitta e la maggiore occupazione della trequarti offensiva da parte del Napoli

De Ligt non è Chiellini, Alex Sandro spinge tanto

Situazioni in cui l'assenza di Giorgio Chiellini, come leader ancor più che come marcatore, si è avvertita. La Juve ha tentato 17 contrasti, e ne ha vinti nove; il Napoli ha avuto in 13 tackle su 20. Bonucci e de Ligt (dati Stats Zone) sono andati in tackle due volte, una a testa, tante quante Chiellini da solo a Parma.

La quantità di interventi difensivi concentrati nella propria area nel secondo tempo è un'ulteriore conferma della maggiore pressione del Napoli rispetto al primo tempo dominato dalla Juve. I bianconeri hanno fatto più fatica a difendere in avanti, come vorrebbe Sarri, e di reparto. “De Ligt è ancora un po’ dietro, ha fatto un’ora molto buona ma poi è venuto meno a livello di condizione e ha commesso qualche errore che ci è costato caro” ha detto Martusciello. L'olandese, il difensore più costoso nella storia della Serie A, è evidentemente un tipo di giocatore diverso.

L'olandese è più portato alla difesa sull'uomo, più “regista” nella prima fase di sviluppo dell'azione come dimostrano i 23 scambi con Alex Sandro, punto di riferimento nella circolazione bassa del pallone. Da quel lato, infatti, la Juve insiste più che a destra, caratteristica abituale già nel Napoli di Sarri, con il terzino brasiliano in posizione più aperta decisivo nel comporre il triangolo con il centrale di riferimento e Matuidi, con cui scambia 28 palloni nel corso della partita. Nessuna coppia di giocatori bianconeri è protagonista di un numero più elevato di passaggi. Il brasiliano, però, a palla scoperta si perde Lozano in occasione del gol del 2-3. Un altro segnale che questa Juve viaggia

CR7, Higuain, Douglas Costa: l'intesa funziona

Hanno scambiato un paio di volte in tutta la partita, eppure l'integrazione nei movimenti tra Cristiano Ronaldo e Higuain funziona. L'argentino si muove lontano dall'area, sulla trequarti in appoggio nello spazio di mezzo così da permettere a Cristiano Ronaldo di tagliare dentro l'area. Non a caso, il portoghese tocca più palloni negli ultimi sedici metri del Pipita.

Gol a parte, Higuain si integra con il portoghese come faceva Benzema al Real Madrid, sacrificato in un ruolo da spalla nelle stagioni al Real Madrid in appoggio al miglior marcatore di tutti i tempi nella storia dei Blancos. “Per me essere attaccante non vuol dire solo segnare dei gol” diceva a France Football, prima però di sottolineare che con la partenza di CR7 si sentiva più felice di poter giocare il suo vero calcio. “Ci sono attaccanti che aprono spazi, che offrono occasioni per i compagni, che sfiancano l'avversario. Con Ronaldo abbiamo formato una bella coppia. Io lo cercavo senza sosta, con l'obiettivo di aiutarlo a segnare ancora più gol”. Cambiando l'ordine dei fattori, con l'argentino per il francese, il risultato non cambia.

In questa squadra, Douglas Costa si integra meglio di Bernardeschi e Dybala, modelli di giocatori offensivi più ibridi, meno facilmente inquadrabili. Sarri ricerca invece giocatori di fascia per certi versi più mono-dimensionali, che occupino una zona di campo più circoscritta, che garantiscano lavoro con e senza palla sulla corsia, che sappiano offrire una traccia interna quando il terzino si sovrappone. Un ruolo in cui Douglas Costa è già calato per caratteristiche e per indole. La gestione dell'abbondanza davanti diventerà un fattore decisivo nel corso della stagione per Sarri.

Bocciati Ruiz trequartista e Zielinski mediano

Il Napoli ha un problema a centrocampo. Le prime due partite rappresentano più di una coincidenza. Il 4-2-3-1 con Zielinski e Allan coppia di mediani non funziona abbastanza. Il polacco, spostato più indietro, non copre abbastanza campo dal lato di Callejon, contro Alex Sandro e Cristiano Ronaldo. Ruiz poi, per ammissione dello stesso Ancelotti, fa fatica a trovare una dimensione da trequartista. In questo modo si complica il lavoro di Allan e il lavoro della coppia di centrali di difesa.

La copertura del campo, con e senza palla, è più asimmetrica. Un difetto che si paga in una squadra che punta a imporre il gioco, a tenere i terzini alti e a portare tanti uomini sopra la linea del pallone. Il gol preso in contropiede dal calcio d'angolo a favore è una dimostrazione di ingenuità, un eccesso d'orgoglio, un pavoneggiarsi cullando un'illusione. Ma per giocarsela davvero alla pari della Juve, per colmare il gap, servono potenza di fuoco come quantità e qualità, e insieme capacità di controllo e mantenimento dell'equilibrio. Il Napoli per ora è fermo alla prima parte della storia.

Il disequilibrio induce naturali contromosse protettive in difesa. Ma l'effetto combinato è un problema ancora maggiore. Perché tutto il piano di questo Napoli si basa sulla vicinanza delle linee e su una difesa proattiva, che cerca l'anticipo in avanti. Invece, Manolas e Koulibaly mettono in scena un meccanismo auto-conservativo, ripiegano verso la porta. Ma scoprono spazi fra difesa e centrocampo e consentono alla Juve per tutta la prima ora di dominare sulla trequarti. Anche per loro, la zona di competenza si allarga perché c'è da chiudere anche gli squilibri negli spazi di mezzo visto che i terzini sono spesso in inferiorità numerica.

Lozano, che prima impressione

Se vale la prima impressione, con Lozano il Napoli può togliersi molte soddisfazioni. Si muove a pendolo, un po' ala destra e un po' seconda punta. Va a rinforzare la prima linea di pressing su Alex Sandro, in supporto di Callejon in affanno nel primo tempo. La ricomposizione del 4-4-2 libera Zielinski mezzala con facoltà di sganciarsi palla al piede a sinistra e riporta Ruiz in una zona di campo a lui più familiare, in cui pasticcia meno e gioca meglio, consente al Napoli, anche prima dell'uno-due che riapre la partita, di fraseggiare di più, di riportare ampiezza in un gioco che scorre più fluido e veloce: è inevitabile, le posizioni sono più familiari, tutti sanno meglio dove stare e la ricerca del compagno poggia su certezze memorizzate e condivise.

E nell'ultimo quarto d'ora è altrettanto significativo l'impatto come equilibratore del gioco di Elmas, che si mette a schermo sulla linea mediana e orchestra il contro-pressing sia a destra che a sinistra. Servono giocatori così per rendere meno effimero il gioco di possesso. E combinare la sua visione dell'estetica con l'imprescindibile ricerca del risultato.