Una quarta perizia sulla morte di Davide Astori. L'ha disposta il giudice dell’udienza preliminare, Angelo Antonio Pezzuti, per raccogliere ulteriori riscontri sulle cause del decesso dell'ex capitano della Fiorentina avvenuto il 4 marzo 2018 a Udine, dove la squadra era in ritiro prima della partita di campionato. Cosa ha provocato l'arresto cardiaco? Possibile che dai controlli diagnostici non fossero mai emerse anomalie? L'ex giocatore poteva essere salvato? Chi sono i responsabili (e in quale misura) delle negligenze che hanno ignorato la cardiomiopatia aritmogena diventricolare ("il killer silenzioso che ammazza gli atleti", lo stesso che uccise Piermario Morosini) che ha provocato la tragedia?

Per avere una risposta a tutte queste domande bisognerà attendere ancora: con la nuova perizia, infatti, si allungano i tempi del processo. Occorreranno due, forse tre mesi per avere un rapporto completo sull'ultima valutazione che entra nell'inchiesta e va ad affiancarsi a quelle presentare dalla Procura di Firenze, dalla difesa dell'unico imputato (il professor Giorgio Galanti, che ha chiesto il rito abbreviato) e dalla parte civile (i familiari di Astori). Il nuovo incarico sarà conferito dal gup il prossimo 17 febbraio ai tecnici nominati (un cardiologo e un medico legale, entrambi di Torino). Quanto alla sentenza, dovrebbe arrivare a primavera.

La domanda è: qual è l'esigenza di una quarta perizia? L'ipotesi più plausibile è che le tre finora esaminate – comprese quelle della Procura – non siano stato ritenute dal giudice abbastanza chiare da determinare con certezza il verdetto.

  • Secondo la Procura di Firenze, Astori sarebbe morto per la mancata diagnosi della cardiomiopatia aritmogena diventricolare, una malattia che avrebbe messo fine alla carriera di calciatore qualora gli fosse stato negata l'idoneità alla pratica sportiva agonistica. In base alla consulenza tecnica, quindi, i certificati "vennero rilasciati nonostante fossero emerse, nelle rispettive prove da sforzo, aritmie cardiache che avrebbero dovuto indurre i medici a effettuare accertamenti diagnostici più approfonditi al fine di escludere una cardiopatia organica o una sindrome aritmogena". Cosa vuol dire? Che Astori poteva essere salvato.
  • In base alla tesi della difesa sostenuta dall’avvocato Sigfrido Fenyesa le cose stanno diversamente: ha negato ogni addebito al professor Giorgio Galanti, mostrando come nella perizia fornita dai periti di parte emerga come sia stato corretto il comportamento tenuto dal medico, già direttore della Medicina sportiva dell’ospedale di Careggi.