Omicidio colposo per la morte dell'ex capitano della Fiorentina, Davide Astori. È l'accusa formulata dalla Procura di Firenze che ha chiesto il rinvio a giudizio di Giorgio Galanti, ex direttore del Centro di Medicina Sportiva dell'Azienda ospedaliera universitaria di Careggi che certificò l'idoneità sportiva del giocatore. Finisce così di nuovo sotto i riflettori della cronaca l'indagine sul decesso e sulle cause del malessere che stroncò la vita dell'ex calciatore, 31enne, il 4 marzo 2018. Il 22 ottobre prossimo si svolgerà l'udienza preliminare dinanzi al giudice del Tribunale del capoluogo, Angelo Antonio Pezzuti. Con ogni probabilità, invece, sarà stralciata la posizione dell'altro medico indagato, Francesco Stagno: finito nel dossier per la documentazione risalente al 2014, quando Astori indossava la maglia del Cagliari, nei suoi confronti dovrebbe essere chiesta l'archiviazione da parte del pm Antonino Nastasi.

Le cause della morte di Davide Astori

Il corpo senza vita di Davide Astori venne ritrovato nella camera d'albergo dove la Fiorentina alloggiava alla vigilia della partita campionato contro l'Udinese. Secondo la tesi formulata dalla Procura, la morte dell'ex calciatore fu causata dalla mancata diagnosi di una patologia cardiaca – cardiomiopatia aritmogena diventricolare – tale da mettere fine alla pratica agonistica e alla carriera di calciatore. Diagnosi che fu impossibile redigere in assenza di esami che avrebbero riscontrato i sintomi della patologia.

Il dottor Giorgio Galanti dovrà difensore la propria posizione anche a causa della seconda indagine sulla morte di Astori nella quale è coinvolto: in questo caso gli inquirenti hanno avviato un secondo filone d'inchiesta per falso materiale commesso da pubblico ufficiale in concorso con la dottoressa Loira Toncelli, medico dello stesso centro specialistico di medicina sportiva di Careggi. Oggetto della contestazione è un certificato medico relativo allo ‘Strain', un esame a cui l'ex calciatore non sarebbe mai stato sottoposto (è il convincimento dell'accusa). Oltre a Galanti e alla dottoressa Toncelli in questo secondo filone compare – sempre nella veste d'indagato – anche l'attuale direttore della medicina sportiva di Careggi, Pietro Amedeo Modesti: nei suoi confronti l'ipotesi di reato è soppressione, distruzione e occultamento di atti veri.