Vince. Tredici successi nelle prime sedici partite sulla panchina della Juve. E' la differenza più netta e sostanziale tra i primi mesi di Maurizio Sarri in bianconero e il passato della Juve. Solo Jesse Carver (14 vittorie e 2 pareggi, tutte in gare di Serie A) nel 1949/50 ha fatto meglio nei primi 16 match da allenatore bianconero.

Vince per un assorbito e collettivo rifiuto per la sconfitta, vince per intuizioni individuali che impreziosiscono e forse salvano una transizione rimasta al momento soltanto un abbozzo, un'idea, un progetto. Nessuna novità è una buona novità, almeno per i tifosi della Juve. Sarri non ha cambiato tutto e subito, il cambio tecnico è un processo graduale, senza crisi di rigetto. Ma proprio perché non tanto è effettivamente cambiato.

Piccoli cambiamenti, nessuna rivoluzione

I dati, ricorda la Gazzetta dello Sport, confermano un distacco graduale. La Juve di Sarri mantiene in media il baricentro più alto di due metri e difende anche più alta. La produzione offensiva a partita è leggermente superiore, 1.87 expectead goals a partita contro 1.69, a fronte di un'efficienza difensiva del tutto comparabile (0.89 expected goals incassati a partita contro 0.92).

Contro il Milan, si è vista una Juve lontana dagli accenti attesi di sarrismo, della combinazione di risultato ed estetica nell'applicazione collettiva che ha prima creato la contrapposizione stilistica con Allegri e poi convinto la Juve a chiamarlo al suo posto. Contro una squadra che ci ha messo molta corsa, tanto impegno e ha giocato comunque la miglior partita della stagione (misura della modestia del Milan attuale), la Juve si è salvata grazie alle parate di Szczesny e al colpo di classe e precisione di Dybala.

L’atteggiamento della Juve nel secondo tempo contro il Milan evidenzia la ricerca della verticalizzazione verso l’area e una maggiore propositività
in foto: L’atteggiamento della Juve nel secondo tempo contro il Milan evidenzia la ricerca della verticalizzazione verso l’area e una maggiore propositività

Dybala e Douglas Costa incidono più di CR7

Alla Juve, dove quel che conta di più è vincere, la ricerca di una bellezza fine a se stessa non è un obiettivo realistico. Ma al momento, sembra che Sarri stia giocando fin troppo in difesa.

Sarà anche vero, come ha sempre sottolineato Pep Guardiola, che per giocare un calcio più offensivo devi concentrarti di più sulla linea difensiva. Ma negli ultimi nove anni, solo nel traumatico avvio della stagione 2015-16 la Juve aveva segnato meno gol di questa (20) nelle prime 12 partite di campionato.

Sarri sta mettendo le basi di un principio organizzativo fatto di difesa in avanti e mantenimento del possesso con funzione propositiva. Principi in cui ancora non ha trovato una sua precisa collocazione Cristiano Ronaldo. Sarri, che appena arrivato l'avrebbe voluto centravanti e poi l'ha spostato nel suo ruolo originario di ala sinistra. Anche nel successivo passaggio dal 4-3-3 al 4-3-1-2, con conseguente avvicinamento di CR7 a Higuain con cui funziona l'integrazione affinata ai tempi del Real Madrid, Cristiano Ronaldo non è il principale protagonista dell'attacco bianconero. I momenti decisivi, le reti delle ultime vittorie in Serie A e in Europa portano la firma di Dybala e Douglas Costa, che è forse il più "sarriano" tra i calciatori nell'attuale rosa della Juve.

Le posizioni di Douglas Costa e Dybala che allargano la difesa del Milan
in foto: Le posizioni di Douglas Costa e Dybala che allargano la difesa del Milan

CR7, meno agile per comprensibili questioni anagrafiche, è alla ricerca di una posizione che possa unire il suo passato di ala dal dribbling devastante e il suo percorso di evoluzione in centravanti d'area capace di incidere anche con un solo tocco. Era questo il Cristiano Ronaldo del Real Madrid, che aveva incantato anche allo Juventus Stadium con il gol in rovesciata che fece scattare l'ovazione per il capolavoro e la scintilla giusta per accendere un sogno realizzato: vedere CR7 in Serie A.

Sarri sostituisce due volte Cristiano Ronaldo

Sarri, rispetto ad Allegri, l'ha sostituito due volte di fila, prima contro la Lokomotiv Mosca e poi contro il Milan con tanto di coda polemica con il portoghese che lascia lo stadio nero di rabbia ma, a quanto pare, ha poi chiarito con il tecnico in una telefonata dal Portogallo. Cristiano non veniva sostituito in Champions League dal febbraio 2016 (contro la Roma), e prima dell'85' in Europa addirittura da ottobre 2014 contro il Liverpool. Ma è anche vero che finora nella fase a gironi con la Juve ha segnato solo due gol in nove partite mentre al Real Madrid segnava più di un gol a partita in questa fase della Champions.

Proprio in Europa si stanno vedendo gli effetti e i segnali più marcati della visione di Sarri. Non solo perché la Juve si è qualificata con due giornate di anticipo, come non succedeva dal 2008. Ma perché anche nei momenti difficili, come a Mosca o contro il Bayer Leverkusen prima della doppietta di Dybala che ha completato in pochi minuti la rimonta da 0-1 a 2-1, la Juve non si è abbassata, non si è rifugiata nelle sicurezze. Certo, restano le grandi intuizioni individuali, ma la spinta alla verticalizzazione nello spazio, alla compattezza verticale e al recupero alto del pallone non si è persa in una situazione di punteggio sfavorevole.

Quando si vedrà la vera Juve di Sarri?

E' anche il segno di un percorso di apprendimento: se nei momenti difficili smetti di fare quel che non ti riesce bene, non ti verrà bene mai. Poi, i singoli hanno fatto la differenza. Così ha battuto Lokomotiv e Milan in due partite che avrebbe meritato al più di pareggiare.

Per vedere una versione più compiuta del progetto di Sarri servirà probabilmente aspettare almeno gennaio. E quasi certamente non sarà una versione comparabile al suo Napoli. Perché Sarri non è un dogmatico che insegue perfette costruzioni cerebrali in cui poi inserire gli uomini. Mantiene fissi i principi, modella le tattiche e le strategie sulla base dei contesti, dei valori, delle caratteristiche dei giocatori: il Napoli da ragione e sentimento non era paragonabile al suo Arezzo o al suo Empoli, questa Juve non è nemmeno il Chelsea con cui ha vinto l'Europa League la scorsa stagione.

Quel che è certo è che l'8 novembre 2018 Allegri decideva di inserire nel finale Barzagli, di coprirsi per proteggere l'1-0 contro il Manchester United finendo per perdere 2-1 una partita a lungo dominata: la prima manifestazione di un germe di insicurezza che ha poi minato anche il resto del percorso europeo. Un anno dopo, Sarri a Mosca ha tolto Ramsey, Khedira e Ronaldo per Bentancur, Douglas Costa e Dybala. Tre cambi di proposta, premiati dalla serpentina del brasiliano e dal tacco smarcante di Higuain. Le vittorie si costruiscono anche così. E contano. Ma questa non è ancora la Juve rivoluzionaria del comandante Sarri.