Oggi, il Napoli, dopo appena cinque gare, è un'altra squadra, un club diverso. Una compagine cioè che sembra aver rotto il cordone ombelicale con il ‘mago’ Sarri per assumere una nuova, inedita identità. Con tutte le pedine incastonate non in un monolite tattico ma in una forma, una foggia solo parziale e che, a partita in corso, può prendere direzioni e strade differenti. Camaleontismo e intelligenza, polivalenza, turnover e pragmatismo in un connubio, specie se si valuta l'ultima gara col Torino, ugualmente spettacolare, come nel recente passato, e, ancor meglio, vincente.

Una svolta che ha due elementi principali: il 4-4-2, sia pure variabile, e Lorenzo Insigne, ora, seconda punta e vicinissimo alla porta, al bersaglio grosso. Si, quel bersaglio già colpito per quattro volte in cinque sfide con lo scugnizzo in maglia #24 mai così prolifico ed efficace in zona gol nella sua comunque ottima carriera. Segno di una svolta personale, e di squadra, e di automatismi che sembrano premiare le sue qualità e le sue indubbie doti balistiche.

Lorenzo come non mai

Sembra quello di Pescara, quello con Zeman, Immobile e Verratti in quella versione del club abruzzese che poi condusse i ‘delfini’ in Serie A. Ma a ben vedere, se si parla solo delle prime cinque giornate di campionato, ad ogni livello, dalla C alla B alla massima categoria, mai lo scugnizzo campano era stato capace di arrivare a queste cifre con i 4 gol attuali punto massimo della sua parabola personale e del suo percorso individuale. Ancelotti, il 4-4-2 e gli scarsi compiti difensivi, con Insigne non più costretto a fare chilometri su chilometri sulla sua corsia sulle orme del terzino avversario, come svolta, su più livelli, esiziale, per le sue enormi capacità, di tiro in primis.

Ora, infatti, il #24 è un'arma quasi illeggibile per le compagini avversarie grazie alle sue caratteristiche da #10 misto a #9 e alle varie dimensioni di gioco in suo possesso: suggerisce per gli avversari, crea calcio, ha visione, salta l'uomo e, per giunta, sfruttando i movimenti degli esterni e della punta centrale, trova spazio e calcia, con precisione, verso la porta avversaria. Calcia e segna, sempre di prima intenzione, sfatando quel tabù, che ha pagato spesso anche in nazionale, che lo vedeva bravissimo, imprendibile, eccezionale ma solo in un 4-3-3 largo a sinistra.

Il rendimento di Insigne nelle prime 5 gare di campionato in carriera

Nel Napoli: 4 gol nel 2018/19 – 1 gol nel 2017/18 – 0 gol nel 2016/17 – 2 gol nel 2015/16 – 0 gol nel 2014/15 – 0 gol nel 2013/14 – 1 gol nel 2012/13
Nel Pescara: 1 gol nel 2011/12
Nel Foggia: 2 gol nel 2010/11
Nella Cavese: 0 gol nel 2009/10
Nel Napoli Primavera: 1 gol nel 2008/09

Insomma, con la fiducia di Ancelotti, che di campioni e di rivoluzioni in campo e di mutazioni, non certo genetiche, sul rettangolo verde se ne intende, Insigne potrebbe davvero realizzare quell'ultimo passo, per consacrarsi definitivamente e giungere, a suon di gol, nel ‘gotha’ del calcio internazionale. Le premesse, come detto, ci sono, eccome.

Un 4-4-2 mutevole. I mille volti del Napoli di Carletto

Dapprima 4-3-3, poi, 4-4-2, nel mezzo, anche se solo dopo pochi mesi di lavoro, una miriade di utili varianti a gara in corso. “Voglio una squadra che sappia interpretare più spartiti tattici”. Questo il mantra e l'obiettivo principale del lavoro di mister Ancelotti in grado, come detto, in poco tempo, di scrollarsi di dosso l'ombra di Sarri e garantire ai suoi una precisa idea di gioco, anche nei numeri.

D'accordo si parte col 4-4-2 con Insigne accentrato a godere dei privilegi di questa nuova posizione, con Zielinski e Callejon sulle corsie laterali, ma poi, il canovaccio può modificarsi a partita iniziata con gli esecutori, i calciatori in campo, ad organizzarsi diversamente in base al risultato, all'andamento del match ed alle qualità degli avversari.

E allora ecco il 4-2-4 di Torino e col Milan, specie in fase di possesso e di contrattacco, il 4-2-3-1 di Genova con la Sampdoria, per recuperare lo svantaggio iniziale, il 4-4-2 contro la Fiorentina ed il 4-4-1-1 di Belgrado con la Stella Rossa per una squadra, dunque, eclettica, versatile, flessibile e, pure, pronta ad ogni evenienza sul rettangolo di gioco.

Proprio come voleva/esige il maestro Ancelotti, proprio come serve a questo club pronto a sorprendere tutti e a rilanciare la sfida scudetto contro la plenipotenziaria Juventus di Allegri.