La favola del Sassuolo: senza storia, senza tifoseria e senza stadio. Ma in serie A

Mai in 91 anni di vita il Sassuolo Calcio è arrivato così in alto. Ma da sabato pomeriggio con la vittoria al 96′ sul Livorno (bastava un pareggio) ha coronato il sogno proibito, quello della serie A raggiunta grazie ad una società presa per mano da patron Squinzi e costruita con un progetto a lungo termine. E da oggi inizia davvero la parte più difficile dell'avventura.
Non ha una storia calcistica alle spalle degna di essere ricordata, è tra i più piccoli centri abitati mai stati in serie A (41.000 abitanti) e non vanta nemmeno una vera e propria tifoseria (1.500 abbonati). Non ha nemmeno uno stadio, il Sassuolo che avrà però la serie A. Incredibile ma vero, assurdi del nostro calcio che si pasce di controsensi e paradossi. Ospite per l'intera stagione al Braglia di Modena, la società neroverde ha costruito il proprio successo lontano da casa, costantemente in trasferta, malgrado le due cittadine siano distanti una manciata di chilometri. Dopotutto, il Sassuolo è il ‘cugino' povero rispetto al Modena che ha una storia calcistica molto più gloriosa, oltre ad avere uno stadio a disposizione. Ma in Serie A non sarà più così: dopo aver conquistato la promozione nello stadio dei cugini più blasonati (uno smacco che resterà indelebile nella rivalità delle due tifoserie), il Sassuolo probabilmente emigrerà al Giglio di Reggio Emilia in attesa di capire se un domani potrà avere un impianto conforme alle normative federali.
In mano a padron Squinzi (milanista dichiarato), oggi numero uno di Confindustria, il Sassuolo è riuscito nell'impresa più difficile. Il coronamento di un progetto a lunghissima gettata come il patron della Mapei aveva già saputo dimostrare nel ciclismo dove, prima di entrare nel calcio, aveva investito le proprie finanze condite da successi. Ha preso il Sassuolo nel 2002 e in 11 anni l'ha portato dalla periferia del calcio alla vetta più alta sapendo valorizzare giovani talenti e costruire un ambiente sano e vincente. Erano 5 le stagioni in serie cadetta, troppe per chi voleva fare il grande salto e soprattutto una serie B che oramai vestiva stretta per chi l'anno scorso sfiorò la A nei contestatissimi e sfortunati play-off contro la Sampdoria che ritroverà in massima serie. Oggi il Sassuolo è una realtà del nostro calcio: ha lanciato allenatori come Max Allegri e Stefano Pioli e oggi ha fatto conoscere Eusebio Di Francesco che ha condotto in testa dall'inizio alla fine tutto il campionato. Ha saputo mixare la voglia di riscatto di attaccanti come Leonardo Pavoletti al talento giovane di Domenico Berardi, 19 anni, talentino fatto in casa, affidandosi agli eterni capitan Francesco Manganelli e Alberto Pomini, in neroverde dai tempi della C2, diventati un po' il simbolo della cavalcata del Sassuolo.