Diciannove tiri a nove, quasi il doppio dei passaggi e 14 occasioni create a otto. La Juventus batte il Torino 1-0 con la forza anche dei numeri. Si prende il derby col dominio del possesso, ma anche con 18 contrasti a nove, tre duelli aerei vinti in più e quattro anticipi in più. Superiore alla distanza nelle due fasi, la Juventus crea vantaggio competitivo con Pjanic che completa più passaggi di tutti, anche se non arriva certo ai 150 che Sarri vorrebbe. Il tecnico rischia Cuadrado terzino destro: nella sua zona il Toro affonda nel primo tempo, in quella zona la Juve costruisce il valore aggiunto in attacco che indirizza la partita nel secondo tempo al di là del gol vittoria di de Ligt su azione da calcio d'angolo. I tre difensori del Torino, quando i ritmi scendono e il pressing non è più così asfissiante, con meno supporto dal centrocampo faticano a coprire il campo in ampiezza. E i 16 passaggi negli ultimi trenta metri di Cuadrado, uniti ai 13 di Dybala e Cristiano Ronaldo, cambiano la partita.

Ansaldi l'uomo chiave del Torino, De Sciglio soffre a sinistra

Sarri inverte i terzini, Cuadrado gioca a destra con De Sciglio a sinistra. Il colombiano gioca da subito molto aperto, e altrettanto immediatamente si comprende il valore per la Juve del recupero di Pjanic. Il Torino rimane una delle squadre più efficienti nel pressing, anche se poi è penultima per tiri concessi in Serie A. Sarri orienta, come prima contromossa, Matuidi su Meite in mezzo.

Nel 3-5-2 di Mazzarri l'elemento chiave, in una partenza disciplinata e ordinata per applicazione e sviluppo del gioco,è Ansaldi. L'esterno di sinistra granata va sfidare Cuadrado che, rimanendo molto alto in fase di possesso, fa fatica ad accorciare in ripiegamento quando il Torino cambia gioco e fa ripartire velocemente l'azione. Non è un caso che Mazzarri chieda a entrambi gli esterni di centrocampo di non abbassarsi quando agiscono sul lato debole. In questo modo, l'opzione del cambio di gioco rimane sempre praticabile per sfruttare la potenziale superiorità numerica tra le linee.

Le posizioni medie nel primo tempo. Il Torino (cerchi più chiari) aumenta la densità tra Bonucci e Cuadrado. Il Toro pressa alto, rischia di essere preso alle spalle da Cristiano Ronaldo e Dybala
in foto: Le posizioni medie nel primo tempo. Il Torino (cerchi più chiari) aumenta la densità tra Bonucci e Cuadrado. Il Toro pressa alto, rischia di essere preso alle spalle da Cristiano Ronaldo e Dybala

Torino e Juve cercano di occupare gli spazi di mezzo

Insistite, infatti, le richieste di Mazzarri a Aina per invitarlo proprio a cambiare gioco velocemente. In mezzo, Rincon si assume le principali responsabilità dal punto di vista della regia granata. La visione di gioco in tempi stretti porta all'intuizione del minuto 35. Il suo lancio per Belotti espone due possibili mancanze della Juve: un'impostazione collettiva che vede i quattro di difesa stringersi in fase di non possesso e insieme gli affanni individuali di De Sciglio che non può essere al meglio dopo un'assenza lunga per infortunio. Si spiega così il movimento di Belotti che nell'occasione si allarga, va proprio a sfidarlo nello spazio di mezzo e da lì appoggia all'indietro per Meité che ha seguito l'azione con intelligenza e non viene a quel punto chiuso dalle mezzali della Juve.

La Juve non crea particolari occasioni nella prima mezz'ora. Sarri chiede a Bernardeschi di agire di fatto da centravanti in fase di possesso, con Cristiano Ronaldo e Dybala più larghi. L'obiettivo è chiaramente di allargare le maglie della linea difensiva a tre del Torino, di rendere più difficili gli aiuti e i raddoppi in modo da consentire verticalizzazioni e palloni filtranti nello spazio alle spalle della difesa.

Il primo tempo di Dybala e Cristiano Ronaldo: evidente la ricerca degli spazi lontano dall’area
in foto: Il primo tempo di Dybala e Cristiano Ronaldo: evidente la ricerca degli spazi lontano dall’area

Decisive le giocate nella zona di Cuadrado

Le due diverse interpretazioni del match di Sarri e Mazzarri mostrano però un punto in comune, la marcatura a uomo nell'organizzazione della difesa su punizioni e calci d'angolo. In questo modo, i difensori proteggono il centro lasciando però scoperto il secondo palo: da lì si rendono pericolosi Verdi al 9′ e Bonucci al tramonto del primo tempo: gran parata di Sirigu che poi replica su De Ligt sul corner che segue.

La chiave, per entrambi gli allenatori, sembra la stessa. La ricerca del vantaggio competitivo passa per la stessa fascia, la destra della Juve e sinistra del Torino. E' lì che si muove negli spazi di mezzo in attacco Dybala, artefice della più pericolosa conclusione dei bianconeri nella prima mezz'ora (parata non banale di Sirigu). E' lì che Bentancur dimostra di meritare la promozione a titolare con la partecipazione alle due fasi su un'estesa porzione di campo.

Il profilo dei tiri nel primo tempo
in foto: Il profilo dei tiri nel primo tempo

Secondo tempo: il Torino si abbassa, la Juve prende campo

Il Torino inizia il secondo tempo con un approccio leggermente diverso, si abbassa per contenere anche se a Mazzarri non piace l'idea di concedere campo alla Juventus. Anche perché se i ritmi si abbassano, i bianconeri possono guadagnare metri con il pallone tra i piedi attraverso il dialogo che coinvolge Cristiano Ronaldo e Cuadrado, con il supporto alle spalle di un efficiente Bentancur.

Quando la Juve gestisce il possesso con meno frenesia indotta, la superiorità numerica sulle corsie diventa un evidente fattore anche perché tre difensori del Torino non possono contare sul raddoppio dei compagni di reparto visto l'uno contro uno di fronte ai tre del tridente bianconero. Così se salta l'appoggio del centrale di centrocampo in aiuto dell'esterno nella sua zona, il Torino può sbilanciarsi dietro.

Al 56′ proprio su una di queste azioni in verticale, Dybala ispira Cristiano Ronaldo in campo aperto: la terza gran parata di Sirigu tiene in partita il Torino. Sarri cambia leggermente le connotazioni del tridente con Higuain per Dybala e annesso spostamento verso il settore di centro-destra di Bernardeschi. Almeno per pochi minuti perché l'ex Fiorentina dopo pochi minuti esce per far posto a Ramsey

Gli interventi difensivi nella Juve si moltiplicano dal lato di de Sciglio. Il Torino si richiude a proteggere l’area
in foto: Gli interventi difensivi nella Juve si moltiplicano dal lato di de Sciglio. Il Torino si richiude a proteggere l’area

Higuain, impatto decisivo dalla panchina

Il Pipita si presenta con una girata da applausi di Higuain che Sirigu alza da campione in angolo. Il Torino però dimostra di non aver imparato dal primo tempo. Di nuovo la marcatura a uomo, nella ricerca della protezione della porta, lascia scoperta la zona del secondo palo. Lì si apposta Higuain che la mette indietro per de Ligt, rimasto isolato, fuori dai blocchi difensivi granata. E la partita si sblocca.

L'impatto del Pipita cambia gli equilibri del match. L'ingresso di Ramsey avvicina l'argentino e Cristiano Ronaldo. Il gallese infatti va ad agire come trequartista moderno, come congiunzione tra centrocampo e attacco con facoltà di andare a supporto di uno dei due negli spazi di mezzo. Non cambia nulla, invece, dal punto di vista tattico dopo l'ingresso di Khedira per Bentancur.

La mappa di calore del secondo tempo. Il Torino è costretto ad abbassarsi, più equilibrata e distribuita la presenza della Juve
in foto: La mappa di calore del secondo tempo. Il Torino è costretto ad abbassarsi, più equilibrata e distribuita la presenza della Juve

Il Torino, che continua a far valere l'ampiezza nella fase di costruzione e si distende bene dal lato di Cuadrado, sfiora il pareggio con Ansaldi. Mazzarri aumenta il peso offensivo della squadra con Zaza per Rincon. Verdi arretra da mezzala pronto a inserirsi negli spazi mentre Baselli rimane a fare da schermo davanti alla difesa anche per togliere gradi di libertà alle giocate di Ramsey. L'ultimo brivido è un gol annullato per effettivo fuorigioco di Bremer. La Juve vince un derby giocato sulla personalità più che sull'estetica, il Torino incassa la quarta sconfitta nelle ultime 6 partite ma non ha poi molto, stavolta, da rimproverarsi.