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Italia, Corte d’Appello: Lippi direttore tecnico incompatibile con il lavoro del figlio

La scelta dell’ex ct di rinunciare al ruolo di dt si è rivelata oculata: la Corte d’Appello ha confermato che sarebbe stata incompatibile con il lavoro di procuratore del figlio Davide.
A cura di Marco Beltrami
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Un dietrofront oculato quello di Marcello Lippi. L’ex commissario tecnico nei giorni scorsi aveva declinato l’invito del presidente federale Tavecchio, rinunciando ad un eventuale incarico da direttore tecnico della Nazionale italiana al fianco del neo ct Ventura sulla strada verso le qualificazioni ai Mondiali 2018. A distanza di diversi giorni è arrivato il verdetto della Corte federale, in merito al conflitto d’interesse tra l’incarico che avrebbe dovuto ricoprire Marcello Lippi e quello del figlio Davide, procuratore di molti calciatori, tra i quali anche Chiellini.

Se Lippi senior dunque avesse accettato, non avrebbe potuto comunque ricoprire l’incarico a meno di rinuncia da parte del figlio al suo lavoro. Questa la nota: "Il rapporto di parentela in linea retta di primo grado con soggetto titolare di incarico federale di natura tecnica rende evidentemente incompatibile, alla stregua della portata generale della norma vigente, l'esercizio dell'attività di procuratore sportivo. Tale principio – riporta Repubblica- può trovare parziale smentita, e quindi limiti alla sua applicazione, solo quando l'incarico federale attribuito al soggetto ‘in rapporto' col procuratore sia estraneo all'area tecnica della Federazione o della società affiliata".

Niente da fare dunque per Marcello Lippi che nei giorni scorsi a proposito della vicenda dichiarò al Corriere dello Sport: “Mi spiace tanto, perché l’idea di tornare in Federazione da direttore tecnico era per me appassionante Peccato perché ho sempre pensato fosse il ruolo giusto per me. Quello che è successo è strano, molto strano, ma se qualcuno aveva nel mirino me sappia che ha sbagliato perché la mia storia resta scritta – ha continuato Lippi – Se qualcuno aveva nel mirino mio figlio, non posso permettere che paghi lui un prezzo che sarebbe assurdo pagare. Per questo ho deciso di chiudere la vicenda, parlando col presidente Tavecchio”.

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