Nove punti in sette partite sono pochi per una squadra come il Milan e per le ambizioni d'Europa. E sono abbastanza per portare all'esonero Marco Giampaolo. Le ragioni del licenziamento, però, non sono legate solo al trend di risultati e di rendimento della squadra (che stenta a ingranare anche sotto il profilo del gioco) ma anche alla percezione che la proprietà ha avuto finora dell'allenatore. E rappresentano il fallimento di un progetto fondato su basi e aspettative differenti rispetto al riscontro del campo. Toccherà a Stefano Pioli riportare in alto i rossoneri, fino alla soglia di quell'Europa dal quale il club non può e non vuole restare fuori.

Il comunicato del Milan, esonerato Giampaolo

AC Milan comunica di aver sollevato Marco Giampaolo dall'incarico di allenatore della Prima Squadra. Il Club intende ringraziare Marco per l'attività sin qui svolta e gli augura i migliori successi professionali.

Dai risultati alla gestione del gruppo, cosa ha pesato sull'allenatore

La pecca maggiore dell'ex tecnico – per lui può essere invece un fattore inevitabile se guardata dalla parte del campo – è stata non aver fatto fruttare gli investimenti sostenuti dalla società da gennaio fino alla campagna acquisti dell'estate scorsa. In un club che è sotto la lente della Uefa per questioni di fair play finanziario, ha bisogno di mettere in atto un po' di player trading e plusvalenze per auto-alimentarsi, è forse il capo d'imputazione più pesante oltre a una serie di contestazioni che vanno dalla gestione del gruppo all'incapacità di trovare la giusta identità tattica.

Sul mercato investimenti da circa 150 milioni

Conti alla mano, nelle ultime due campagne acquisti scandite dalla prima operazione (l'ingaggio di Lucas Paquetà dal Flamengo per 35 milioni) fino all'ultimo colpo (Ante Rebic in prestito dall'Eintracht), il Fondo Elliott ha messo sul mercato 154 milioni di euro per finanziare la ricostruzione della squadra. Somma che va ad aggiungersi agli esborsi necessari per garantire la sopravvivenza della società per l'insolvenza di mister Li e per il piano di rientro economico fissato con la Uefa.

Chi sono i calciatori ingaggiati sotto la gestione del Fondo Elliott

Piatek e il brasiliano (5 presenze e 216′ giocati quest'anno) i calciatori che sono costati di più: 70 milioni (35 a testa), entrambi giunti nella sessione invernale delle trattative. Importanti anche i soldi spesi per Rafael Leao (23 milioni, Lille – 297′ giocati e 5 presenze), Theo Hernandez (20, Real Madrid – 4 presenze e 288′ sui quali ha però pesato l'infortunio), Ismael Bennacer (16, Empoli – 4 presenze e 272′ giocati), Leo Duarte (11, Flamengo – 122′ giocati e 2 presenze), Krunic (8, Empoli – 1 presenza e 44′ giocati) oltre al prestito biennale di Rebic formalizzato con i tedeschi di Francoforte inserendo nella transazione l'attaccante, André Silva, che in rossonero non è mai riuscito ad ambientarsi.

Chi sono i 3 calciatori chiesti da Giampaolo (e mai arrivati)

Calciatori di buon livello e alcuni anche di grande prospettiva ma nessuno di questi corrispondeva ai profili che Giampaolo aveva richiesto con maggiore insistenza. Tre i nomi che l'ex allenatore aveva fatto, due a centrocampo e uno in attacco. Chi erano? Dennis Praet, che lo stesso tecnico aveva avuto alle proprie dipendenze alla Sampdoria, e Stefano Sensi, dal Sassuolo finito all'Inter. Nulla da gare anche per Angel Correa dell'Atletico Madrid, per il quale il Milan non è mai riuscito a scalfire le richieste economiche degli spagnoli.