Oramai è un filo conduttore, un nastro rosso che avvolge la stagione nerazzurra. Sono troppi i casi perché si possa dire che sia pura sfortuna: l'Inter paga nei 90 minuti un calo nella ripresa. I tonfi più importanti all'interno di questa stagione sono arrivati nei secondi 45 minuti di gioco. Si è iniziato con la Juventus in campionato, si è proseguito con il Barcellona e i tedeschi del Borussia Dortmund in Champions League e ancora in Serie A contro  Fiorentina, Lecce, Cagliari.

Il crollo nei secondi tempi

Un dato che deve far riflettere chi ha dato in mano la rosa estiva a Conte che quasi subito ha sottolineato l'inadeguatezza di un gruppo per affrontare tutti gli impegni con la qualità necessaria per vincere. Lo spirito nerazzurro fino alla fine del girone d'andata è stato quello del tecnico: combattivo, sempre sulla corda, mai domo. E' stato proprio Conte l'elemento in più per la coesione di un ambiente che pagava un gap tecnico (e di numeri) contro la Juventus e le grandi d'Europa.

Il conto da pagare per la rosa inadeguata

Adesso c'è da pagare il conto e l'ultimo pareggio in casa contro il Cagliari è la cartina tornasole che qualcosa è stato sottovalutato. Soprattutto se si pensa che il gol del pareggio dei sardi è arrivato dall'ex di turno, Radja Nainggolan che proprio in estate è stato allontanato senza troppe polemiche. E che oggi, con il senno del poi, sarebbe servito per un centrocampo troppo leggero e falcidiato dagli infortuni.

Lo spirito di Conte non basta più

Oggi, per Conte – in polemica e in silenzio  – parlano i numeri e il mercato. Se l'Inter è in alto, ha accarezzato il primo posto, è in costante zona Champions League lo deve a lui e solamente a lui e alla gestione degli uomini che ha avuto. Ha reso Lautaro e Lukaku una coppia gol impressionante, Sensi e Barella due elementi da provincia a prima piazza di Serie A. Ha dovuto fa fronte a continui infortuni, ha lanciato nella mischia Bastoni ed Esposito. Altro non poteva e non può fare.

Il mercato della ragione

Adesso il mercato dà ragione al tecnico: se Ausilio e Marotta hanno messo mano ai nomi da acwquistare e Suning al portafogli è perché semplicemente Conte ha ragione. Sono arrivati Moses e Young, non due fuoriclasse ma giocatori d'esperienza e garanzia, abituati ai palcoscenici internazionali. Sta arrivando Eriksen, potrebbe arrivare Giroud. Elementi che vanno ad alzare l'asticella: in ritardo, per lo scudetto, non per il progetto  tecnico.