Si chiama Ruben Semedo e a molti tifosi italiani il suo nome è sconosciuto. In Portogallo e in Spagna è però ‘famoso' non solo per le sue qualità da difensore, ma anche e soprattutto per ciò che ha combinato nel febbraio del 2018 quando fu arrestato dalla Guardia Civil spagnola (a quel tempo giocava nel Villarreal) con l'accusa di sequestro di persona, minacce a mano armata e rapina. Una brutta vicenda, con il giocatore, suo cugino e alcuni complici protagonisti di una rapina in un'abitazione con tanto di proprietario imbavagliato e impaurito da alcuni colpi d'arma da fuoco, che il 25enne cresciuto tra Benfica e Sporting Lisbona ha pagato con cinque mesi di carcere.

Dopo esser stato rinchiuso, Semedo ha però ottenuto la libertà vigilata ed è tornato ad allenarsi prima con l'Huesca e il Rio Ave e infine con i greci dell'Olympiacos, che lo hanno messo sotto contratto in estate e gli hanno dato anche l'opportunità di esordire in Champions League il 18 settembre scorso contro il Tottenham. La notizia più bella per il portoghese è però arrivata nei giorni scorsi, quando ha saputo di esser stato convocato da Fernando Santos per le prossime partite di qualificazione a Euro 2020 contro Lussemburgo e Ucraina.

Le parole del ct e quelle di Semedo

"Semedo ha dimostrato di saper reagire – ha spiegato il ct campione d'Europa in carica – In questi mesi lo abbiamo seguito, ed è stato chiamato per quello che può dare alla squadra, ma anche perché socialmente questa può essere considerata una cosa molto importante". Intervistato dal famoso quotidiano sportivo portoghese ‘A Bola', il difensore ha raccontato la sua emozione per questa convocazione e i mesi terribili passati dietro le sbarre.

"All'inizio è stato difficile. Nei primi due mesi sembrava che il tempo non passasse mai – ha spiegato SemedoEro in cella con un'altra persona. Ho avuto fortuna, lì ci sono molti tipi di persone: alcuni hanno commesso crimini che neanche possiamo immaginare. Con quello con cui sono capitato passavamo le sere a giocare a Domino. La mattina mi allenavo, a volte giocavo a calcio. Mi sono iscritto nella squadra e mi allenavo anche due volte a settimana. Poi, dopo il secondo mese, ho iniziato a fare corsi di ballo, scuola, e l'ultimo mese ho anche lavorato per passare il tempo. Pensavo di rimanere in carcere più tempo".