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Il momento difficile di El Shaarawy, tra infortuni, malumori e voci di addio

Fino a qualche mese fa era l’emblema della freschezza atletica e della spregiudicatezza del ventenne baciato dal Dio pallone. Oggi sembra più bianco del Cristo Redentore, sotto cui si è fatto immortalare. Prandelli, e l’aria brasiliana, riusciranno a rianimarlo?
A cura di Alberto Pucci
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AAA Faraone (vero) cercasi – Non è un caso nazionale, ma poco ci manca. Dov'è finito il brillante giocatore che ha sorpreso tutti e portato il Milan fuori dalle sabbie mobili? Che fine ha fatto quella "cresta" che ha dominato le prime pagine dei giornali sportivi e non? Se lo chiedono in molti, compreso Cesare Prandelli che sul talento di El Shaarawy ha puntato forte sin da subito. L'ultimo atto di questa tragicomica commedia andrà in scena domani con la probabile esclusione dall'undici titolare (a causa di guai fisici ma anche, e soprattutto, del suo momento negativo) dell'attaccante rossonero: una scelta che ha costretto il tecnico azzurro a tornare nuovamente (e due!) sui suoi passi ed inventarsi un 4-2-3-1 con Balotelli unica punta. Già, Mario Balotelli. Proprio colui che è stato indicato, sin da subito, come il problema principale di El Shaarawy. "Non sono compatibili", han detto in molti. "Da quando è arrivato lui, non segna più" hanno urlato a gran voce altri. Una serie di luoghi comuni e di "fregnacce" che, però, a lungo andare hanno minato la tranquillità del ragazzo ed insinuato un dubbio atroce nella testa della dirigenza. Morale della favola: El Shaa non segna più e gioca male, Prandelli lo ha messo in panchina, Galliani in vendita. Più che un sogno, la storia di El Shaa si è trasformata, strada facendo, in un incubo dal quale è difficile scappare. Possibile che abbia chiesto aiuto ai "piani alti", durante la sua recente visita al Cristo Redentore di Rio?

Ok il prezzo è giusto – Scherzi a parte, gestire un momento così difficile (oltretutto sotto lo sguardo invadente di tutto il mondo "pallonaro"), non è mai semplice per un ragazzo di soli vent'anni. Stephan lo sa ed è per questo che sta cercando di rimanere il più tranquillo possibile. Il gioco ed i gol? Arriveranno. I rumors di mercato? Basta non ascoltarli. Facile dirlo, molto più difficile farlo. Diffidate dal giocatore che vi dice il contrario. L'esempio del Faraone rossonero è lampante e le ultime partite a San Siro, dove sbagliava gol e giocate in maniera clamorosa, sono la testimonianza di una tranquillità perduta che, anche in Nazionale, si sta facendo sentire. La benzina sul fuoco, poi, ci ha pensato Adriano Galliani a versarla con il posizionamento (in bella vista) del "prodotto" migliore della rosa rossonera sulla bancarella del mercato del Diavolo. Ieri inarrestabile e incedibile, oggi inutile e vendibile? A quanto pare, secondo la logica dell'ad rossonero, il frutto è maturo e, se ci fosse qualcuno disposto a comprarlo a prezzi elevati, pronto ad essere raccolto e venduto. Il tutto, alla faccia della tanto reclamizzata voglia di gioventù milanista e del famoso pareggio di bilancio che, secondo quanto ci avevano detto, era stato raggiunto lo scorso anno con le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva.

Frullatore di emozioni – Il Faraone, ed i suoi tifosi, se ne facciano una ragione: il calcio di oggi è questo e la triste fine dell'esperienza di Massimo Ambrosini (trattato come uno qualunque, con tanto di conferenza stampa imbarazzante), dovrebbe insegnare qualcosa. Se ci fosse, infatti, un criterio logico nella gestione di una società di calcio sana (e non inguaiata economicamente), difficilmente verremmo messi davanti a dubbi del tipo "meglio un trentenne all'inizio della sua fase calante, o un giovane di venti anni nel pieno della sua esplosione fisica e tecnica?". Il problema vero è che, questo dubbio legittimo, non se l'è posto Adriano Galliani. Per lui, il problema non si pone, non esiste. Meglio prendere i tanti soldi che il City offre per El Shaa e portare a casa l'argentino che tanto bene s'accoppia con l'altro "bad boy" di casa. Ne siamo così sicuri? Lui (Galliani) a quanto pare si. Fatta la premessa che, con una coppia irascibile come Balo-Tevez, fossi in Pazzini mi preparerei già a scendere in campo, è ancora tutto da dimostrare questo feeling tra i due ex compagni al Manchester City. Si è detto, inoltre, che causa input presidenziale (ritorno al trequartista) El Shaa sarebbe meno utile rispetto alla classica seconda punta. Teorie e ipotesi tutte da verificare e magari inverosimili. Le uniche certezze, in questo momento, sono che l'italo-egiziano è fuori forma e fuori squadra e che il suo club lo ha (spudoratamente) messo all'asta. Come direbbero in Spagna: "animo" Stephan, il peggio passa per tutti! O forse è meglio dirglielo in inglese?

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