E' un Milan che si è ripreso: due vittorie consecutive che rilanciano i cuori rossoneri a ridosso delle zone che valgono l'Europa, approfittando del crollo verticale del Napoli e della frenata improvvisa del Cagliari scivolato sempre più lontano dalle primissime posizioni in cui aveva chiuso il girone d'andata. Due successi che non scacciano la crisi ma che permettono a Pioli e ai suoi giocatori di respirare, allontanando momentaneamente le polemiche.

L'effetto Ibrahimovic continua a farsi sentire, lo svedese ha sicuramente portato aria nuova a Milanello, ha detto una scossa al gruppo e ha motivato diversi compagni. E probabilmente ha dato anche supporto a Stefano Pioli nelle sue scelte, spingendo per un Milan più solido, con un 4-4-2 classico che permetta una gestione della gara migliore. Dopo Leao è toccato a Rebic sfruttare il nuovo assetto tattico confermato, senza cambiamenti o fronzoli particolari.

Nessun compromesso tattico

In questo Milan che fa punti – in attesa di un gioco più convincente e di una costanza di rendimento ancora lontana da esserci – non c ‘è più posto per gli equivoci tattici. La parola d'ordine che si sta profetizzando a Milanello è "ordine" e sotto questa nuova filosofia sono venuti meno spazi a giocatori che da un punto di vista tattico hanno creato più di qualche incomprensione in mezzo al campo. Su tutti? Tre: Piatek, Suso e Paquetà.

Paquetà, il nuovo Kakà inutile nel 4-4-2

Iniziando dal brasiliano, Paquetà era stato presentato quale nuovo astro nascente sulla trequarti, in grado di poter svolgere la doppia fase senza problemi e con grandi margini di miglioramento. Una sorta di neo Kakà, calpestando le stesse zolle di campo di Ricardo ma con una ulteriore qualità: sapersi esprimere nel calcio dl terzo millennio fatto di fisico e prestanza. Risultato? Un compromesso tattico che ha fatto impazzire prima Gattuso, quindi Giampaolo e poi Pioli. Nè trequartista classico, nè mediano tradizionale, e neppure puro esterno: Paquetà sa adattarsi a diversi ruoli (con Gattuso era nella linea di mediana a tre), con Giampaolo faceva l'esterno o veniva impiegato dietro le punte. Con il 4-4-2 di Pioli, un suo impiego è sempre più difficile.

Suso, l'equivoco tattico irrisolvibile

Con lo spagnolo Suso, il discorso è ancora più chiaro: per esprimere il proprio e indiscusso estro, ha necessità di variare sulla linea del fronte d'attacco per trovare spazi e inserimenti. Provato spesso come trequartista classico dietro alle due punte da Giampaolo – fallendo tatticamente – Suso è il classico giocatore che ama muoversi sull'out destro per poi inserirsi per vie centrali alla ricerca dell'assist o del tiro. Nè punta né centrocampista, anche per lui il 4-4-2 è una gabbia in cui non può restare.

Piatek, da fenomeno a riserva

Infine, Piatek. Il polacco che nell'inverno del 2018 arrivò via Genoa a salvare le sorti del Milan di Gattuso, oggi è un autentico vaso di coccio tra  vasi di ferro. Punta d'area di rigore, ha l'esigenza di svariare su tutto il fronte d'attacco esprimendosi al meglio come unico attaccante. Difficile vederlo come compagno di Ibrahimovic partendo dal presupposto che lo svedese è inamovibile, più facile considerarlo come alternativa in panchina, scelta che non collima con l'investimento fatto e il valore del giocatore.

La Spagna, l'alternativa di Suso

Dunque, si deve guardare al mercato ma il tempo stringe. Mancano una manciata di giorni alla conclusione della fase invernale e solamente per Suso si stanno aprendo strade concrete per una cessione. In Spagna c'è il Siviglia che è molto interessato al giocatore ma non si trova la quadra sulla formula e sui soldi. C'è anche il Valencia, ma sono solo ammiccamenti.

Paquetà e Piatek,  cessioni (quasi) impossibili

Più complicata la cessione – anche in prestito – di Piatek e Paquetà. Il brasiliano non ha acquirenti pronti a versare nelle casse rossonere subito 35 milioni di euro, così come per il polacco (pagato al Genoa un totale di 33 milioni di euro) la cui soluzione sarebbe un prestito – possibilmente all'estero – fino a fine stagione in attesa di decidere cosa fare a giugno (anche in ottica rinnovo Ibra).