Il figlio di Michael Owen purtroppo non potrà seguire le orme paterne nel mondo del calcio. La grande gloria inglese, vincitore del Pallone d'Oro nel 2001 nella sua ultima intervista ha raccontato il dramma che sta vivendo suo figlio James. Il 13enne purtroppo è affetto da una rara malattia agli occhi, la sindrome di Stargardt, ed è stato dichiarato "clinicamente cieco".

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Michael Owen, il dramma della grande gloria del calcio inglese

Michael Owen ha lasciato un segno indelebile nel calcio inglese. L'ex ragazzino prodigio del football britannico ha segnato gol a raffica nella sua carriera vincendo anche il Pallone d'Oro nel 2001. Liverpool, Newcastle, Real Madrid, Manchester United e Newcastle nella vita professionale del classe 1979 che con la maglia della nazionale inglese ha segnato 40 gol in 89 presenze. Il suo gol nella sfida dei Mondiali del 1998 contro l'Argentina è passato alla storia come la seconda nella classifica delle più belle marcature realizzate in una rassegna iridata. Gli infortuni hanno costretto però Owen a dire addio al calcio giocato precocemente, con l'ex "wonder boy" che sperava di lasciare la sua eredità al figlio James. Purtroppo però quest'ultimo non potrà seguire le orme del papà a causa di una grave malattia agli occhi

James Owen, figlio di Michael Owen, è clinicamente cieco

Nella sua ultima intervista ai microfoni del The Times, Michael Owen ha raccontato della grave malattia che ha colpito suo figlio 13enne James. Queste le parole dell'ex bomber sul ragazzino definito "clinicamente cieco": "Non riesce a vede la palla fino a che non è a metro da lui. Ovviamente non può giocare a calcio". James Owen deve fare i conti con la sindrome di Stargardt, ovvero di una forma giovanile di degenerazione ereditaria della macula (la zona centrale della retina). Una situazione che gli impedisce dunque di vedere soprattutto da lontano.

Owen e la scoperta della malattia agli occhi del figlio durante le partite di calcio

Owen ha parlato di come si è accorto dei problemi visivi del figlio, proprio durante gli esordi nel mondo del calcio che purtroppo per lui resteranno solo un ricordo: "Non sarà mai un calciatore. Non l'ho mai detto, non volevo e non voglio i titoloni. Andavo a vederlo quand'era piccolo e gli correggevo il posizionamento. Poi quando stavo a bordo campo sentivo sempre le persone dire ‘Non è bravo come suo papà".