Dare un giudizio di valore alla vicenda Icardi è un grande errore di prospettiva. In questi lunghi mesi di tira e molla fra esclusioni, fasce di capitano passate su altri avambracci e per finire carte bollate, l’idea che si possa dire che il tutto sia stato gestito bene o male non prende in considerazione l’elemento più importante dell’intera questione. Oggi Icardi viene venduto al Paris Saint Germain per 70 milioni di euro e qualche tifoso può sicuramente storcere il naso perché la resa economica della cessione di uno dei primi 10 centravanti al mondo, oltretutto 26enne, non è soddisfacente.

Se questo è un mercato che compra Maguire per 89 milioni di euro, un Icardi comprato a 70 milioni è sicuramente un ottimo affare per l’acquirente. La perdita economica è dovuta alla stagione disputata a metà dall’argentino e al tempo del calciomercato che volgeva al termine.

La guerra con la Juve [anche sul mercato]

Nonostante questo, in casa Inter non ci si danna l'anima, perché Icardi ha avuto un ruolo molto più importante. Fin dal primo spiffero giornalistico secondo il quale la Juventus nutriva interesse nel parlare con Wanda e poteva fare un’offerta, il club nerazzurro ha deciso di utilizzare il calciatore come grimaldello per lanciare un contrattacco deciso ed evidente all’unico potere calcistico oggi vigente in Italia, quello bianconero.

Attacco allo strapotere bianconero

La Juventus pochi anni fa ha comprato i due migliori giocatori delle due squadre che potevano insidiarne la vittoria in Serie A, Pjanic dalla Roma e Higuain dal Napoli. Una società che compie una mossa di potere del genere marchia a fuoco il suo territorio, creando un vantaggio economico per le altre società, ma allo stesso tempo lo controbilancia con un pugno sul tavolo fortissimo, silenziando ogni possibile contro-potere.

La sfida alla vecchia signora, come Berlusconi nel 1986

Quando l’Inter prende Marotta e il caso Icardi scoppia in tutto il suo fragore (strana la concomitanza, vero?), l’ex dirigente juventino decide fin dall’inizio che intorno alla figura di quel calciatore si gioca una partita fondamentale, ovvero quella appunto del contro-potere, fondamentale per emergere nel contesto calcistico italiano. Marotta ha emulato il Berlusconi del 1986, quando Roberto Donadoni, il miglior calciatore dell’Atalanta, fino a quel momento una sorta di vivaio bianconero, viene comprato dal Milan che mette sul tavolo ben 10 miliardi di lire.

Il nuovo scenario che si apre con le mosse di Marotta e Zhang

Come in ogni lotta di potere queste sono le mosse che sparigliano e aprono a nuovi scenari. Marotta, sostenuto dalla società e soprattutto dal presidente Zhang prima e da Conte poi, ha sempre gestito il caso Icardi come una nuova pietra angolare semiotica per ridefinire l’identità stessa del club nerazzurro, rinnegando un valore aziendale e un atteggiamento dati quasi per assodati.

  • Il primo. Antonio Conte, alla presentazione con Zhang e Cattelan, tiene a dire una cosa molto importante: “L’Inter da questo momento non deve essere più pazza”.

Eccolo il momento di svolta. Tutto lo story-telling sull’estetica anarchica dell’Inter deve finire. Nel calcio di oggi si vince solo con rigore, programmazione, investimenti e determinazione. Il resto è nei libri di storia. Icardi che fa le bizze viene messo in tribuna e se perde di valore non è un problema. La società deve restare sana e forte anche nei momenti di burrasca e non lasciarsi vincere da spinte anarcoidi.

  • Il secondo. In Italia la Juve ha la forza di indirizzare il mercato e di conseguenza il campionato. Niente di illecito, per carità. Ha storia, capacità di investimento, soldi, intelligenza aziendale e potere che in pochi anni l’hanno portata dalla serie B a creare un monopolio con otto scudetti consecutivi. La prima mossa per puntare alla vittoria quindi è attaccare questo potere, evitando, con tutte le conseguenze potenziali (un calciatore che si svaluta prima di tutto), che Icardi andasse alla Juventus e lanciando così un messaggio molto chiaro: da oggi in poi l’Inter vuole giocare allo stesso tavolo bianconero.

Se poi Marotta riesce a prendere anche Lukaku – come fatto -, il centravanti che sarebbe stato perfetto per giocare con Cristiano Ronaldo, allora davvero ci si vuole sedere e vedere le carte che gli altri hanno in mano.