Se Cesare Cremonini, noto appassionato di calcio, avesse scoperto prima la sua storia, probabilmente sarebbe stato costretto a modificare il singolo di successo "Nessuno vuole essere Robin" (i cui versi sono stati anche immortalati sulle luminarie di via D'Azeglio a Bologna in queste festività). Sì, perché "in questo mondo di eroi", uno desideroso di essere Robin c'è ed è Luca Gotti, capo allenatore dell'Udinese dal 1° novembre scorso, dopo l'esonero di Tudor. E siccome "è proprio strana la vita", per dirla ancora con Cremonini, quella che sembrava una scelta transitoria, accettata per spirito di servizio dal diretto interessato, si è trasformata in un'intuizione della famiglia Pozzo.

Gotti, una vita da vice-allenatore anche al Chelsea con Sarri, aveva manifestato alla dirigenza friulana la volontà di tornare dietro le quinte, di cedere il passo al sostituto che i Pozzo sembravano intenzionati a nominare durante la pausa per le Nazionali a metà novembre. E invece l'attualità del nostro campionato sta raccontando una storia diversa. Il tecnico originario di Adria, in carica da otto gare, ha inaugurato il 2020 come aveva chiuso il 2019: con una vittoria. Sei punti consecutivi, sette nelle ultime quattro partite, che hanno spinto l'Udinese sino al 13esimo posto, con un confortante +7 sulla zona retrocessione (con Tudor era solo +2) e ad appena tre punti dalle zone nobili.

Ruolino di marcia

Con Gotti i friulani sono riusciti ad andare a punti contro tutte le dirette concorrenti, Sampdoria esclusa. Subito una vittoria all'esordio con il Genoa (3-1 a Marassi), poi il pari nella successiva gara con la Spal (0-0), quindi il successo a sorpresa con il Cagliari (2-1) prima della sosta e l'1-0 a Lecce di ieri. In mezzo anche il pari con il Napoli (1-1). In tutto 11 punti in 8 partite (a fronte delle sconfitte con Sampdoria, Lazio e Juventus, tutte in trasferte) che hanno permesso di migliorare il ruolino di Tudor che, con due partite in più, si era fermato a quota 10.

Solidità difensiva e attacco spuntato ma riecco De Paul

Nelle ultime otto gare, l'Udinese ha mostrato un'invidiabile tenuta difensiva. Una garanzia doppia per una squadra che deve salvarsi, a maggior ragione considerando le difficoltà che l'attacco sta trovando nell'andare in gol con continuità. In tutto sono 11 le reti subiti, 8 delle quali incassate nelle tre sconfitte con Sampdoria, Lazio e Juventus. Solo nove invece i gol realizzati, ma la situazione a cavallo tra vecchio e nuovo anno sembra in evoluzione in virtù del ritorno su buoni livelli di forma di De Paul che, non a caso, ha risolto le gare con Cagliari e Lecce. Tra l'altro, contro i salentini, prima dell'invenzione dell'argentino a tempo quasi scaduto, Okaka si era visto annullare due reti per fuorigioco.

La carriera di Gotti

Dopo gli inizi nel settore giovanile del Milan, Gotti ha vissuto esperienze da capo-allenatore con Montebelluna, Pievigina e Bassano. Nel 2004 e fino al 2006 il ritorno nelle giovanili, con la Primavera della Reggina, e a seguire l'importante passaggio alla guida della Nazionale Under17. Nel 2008 il salto tra i pro non è fortunato: a Treviso finisce con la retrocessione e a Trieste l'esonero arriva dopo sole 10 partite. Nel 2010/2011 ha quindi inizio la fortunata collaborazione da vice con Donadoni, seguito prima a Cagliari, poi a Parma e infine al Bologna. E l'anno scorso lo stesso ruolo lo ha ricoperto con Sarri al Chelsea, riuscendo anche nell'impresa di vincere una Europa League. Il sodalizio con il tecnico toscano, però, si interrompe con il suo passaggio alla Juventus, dove sceglie di tornare a collaborare con Martusciello. Ma il destino evidentemente aveva in sorte un progetto più grande per Gotti.