La notte porta consiglio ma anche la pausa per le nazionali, sponda Napoli, potrebbe sortire lo stesso effetto. Azzurri sparsi in giro per il mondo e Ancelotti, a Castel Volturno, ad arrovellarsi il cervello per cercare di trovare una via d’uscita. Motivazionale, comportamentale e tecnica. Col suo 4-4-2 ed i suoi concetti di gioco in crisi ormai da tempo. Basti pensare al ciclo di partite appena chiuso con sole due vittorie contro Verona e Salisburgo. Insomma, un po’ poco. Specie per chi, in estate, s’era detto soddisfatto del mercato partenopeo e convinto di poter lottare, se non ad armi pari, con la Juventus campione d’Italia. Una Juve pigliatutto e che solo due anni fa, contro il Napoli, ha rischiato di vedersi usurpato il trono di prima della classe. Come? Col football di Sarri ed un modulo su tutti: il 4-3-3 che oggi pare il prossimo approdo tattico della compagine all’ombra del Vesuvio.

4-2-3-1 e poi 4-4-2, un Napoli camaleontico ma che vuole tornare al passato

Dal 4-2-3-1 al 4-4-2 per rintanarsi all’interno dei comodi confini di un sistema di gioco già conosciuto e interiorizzato dai suoi. Una sorta di abiura, di marcia indietro materializzatasi nel corso del secondo tempo di Torino contro la Juventus: via il trequartista, dentro gli esterni alti, una mediana a due e la punta in appoggio all’attaccante centrale. I frutti, allora, si videro eccome: rimonta, 3-3 e poi beffa, nel finale, targata Koulibaly. Uno dei primi segni di una stagione che, oggi, pare assai sfortunata. Non senza responsabilità, peraltro già abbondantemente ispezionate, da parte di società, dirigenza, calciatori e guida tecnica. A cui, ora, è chiesto uno sforzo in più, una soluzione aggiuntiva, a tratti estrema, per risollevare questo Napoli e condurlo fra le prime quattro del campionato prima dei giudizi e delle possibili rivoluzioni di fine anno. La strada, come detto, è tracciata: ritorno al passato, 4-3-3 e Insigne davanti.

il possibile Napoli in campo col 4–3–3
in foto: il possibile Napoli in campo col 4–3–3

4-3-3 e Insigne nuovamente esterno d’attacco

Ritorno al passato e chissà agli antichi fasti sarriani. Ma oggi il bel gioco va decisamente in secondo piano. Serve invertire la rotta e per farlo, appunto, il 4-3-3 potrebbe tornare di moda con la stessa linea difensiva, però maggiormente schermata dall’aggiunta di un altro centrocampista, il ritorno delle mezzeali e lo slittamento più avanti di un Insigne meno positivo da esterno in mediana e ancor meno lucido in fase conclusiva. Col #24 costretto a rincorrere il terzino avversario e prestare, quando la birra finisce, il fianco al fluidificante avversario. Non a caso, nelle ultime uscite, il Napoli ha preso gol proprio dalle parti di Lorenzo. Insomma, la formazione potrebbe essere rivista con, in attesa di Allan, pronto ma non ancora al top dopo la sosta, da Meret in porta, Di Lorenzo e Mario Rui sulle corsie laterali, Koulibaly e Manolas al centro con Elmas in cabina di regia, Fabian Ruiz interno di destra, Zielinski mezzala sinistra e il terzetto d’archi davanti Insigne, Mertens (o Milik) e Callejon (o Lozano) in attacco.

Tutti nel loro ruolo: il 4-3-3 la ricetta giusta

In questo modo, salvo sorprese, tutti i calciatori sembrano essere nel posto giusto, nel loro habitat naturale. Senza, come detto, un Insigne che corre a tutta fascia, con la presenza, vedi Elmas, di un regista arretrato, capace anche di posizionarsi fra i due centrali di difesa per dare l’avvio all’azione, di due mezzeali in grado di interdire e attaccare gli spazi, senza per questo caricarsi di oneri di primo palleggio, ed esterni alti abili a ricamare gioco e dedicarsi, con maggiori forze, alla fase offensiva. Per un Napoli col vestito giusto in campo e che, con la qualità e soprattutto le motivazioni adeguate, può scalare velocemente posizioni di classifica.