Un mistero. Un'assenza che per generazioni è diventato presenze. Un nome diventato simbolo. Pier Luigi Pizzaballa, ancora oggi, è per tanti la figurina che mancava per completare l'album. Anche nelle ricerche su Google, cercando "Pizzaballa" i primi risultati rimandano tutti ad articoli che raccontano e tramandano la leggenda della figurina introvabile. L'abbiamo raggiunto via telefono per i suoi ottant'anni, che compie oggi.

All'inizio la vivevo male – ci racconta al telefono – ora invece con simpatia. Alla fine, grazie alla figurina anche ragazzi di venti o trent'anni che non mi hanno visto giocare si sono incuriositi e adesso conoscono la mia storia.

Fiero delle due vittorie in Coppa Italia

Ha attraversato vent'anni di calcio in cui i portieri paravano senza i guanti moderni, il primo a usarli fu Zoff in Italia. Ha volato e rischiato, è diventato un simbolo molto prima di essere un volto stampato sugli album di tutta Italia. Prima di essere il Gronchi rosa delle collezioni. Ha vissuto da numero 1.

Ho fatto un'ottima e lunga carriera – ci spiega – Ho vinto due volte la Coppa Italia, una con l'Atalanta e una con la Roma – un risultato di cui si dice comprensibilmente fiero.

Proprio in Coppa Italia aveva esordito nella stagione 1958-59. Ha chiuso esattamente venti anni dopo, nel 1978-79. In mezzo molta Atalanta, tre anni a Roma con Oronzo Pugliese, il Verona e tre stagioni al Milan, in cui gioca una decina di partite in campionato e la finale di Coppa delle Coppe del 1974 persa contro i tedeschi dell'Est del Magdeburgo.

Al Milan ho ritrovato Albertosi, con cui siamo stati vicini. Era un grande, come Dino Zoff.

Rivali eppure vicini, i tre che hanno scritto la storia del calcio in Italia e cambiato la percezione, lo stile di interpretazione di un ruolo necessariamente solitario e di grande responsabilità. Gli resta solo un rimpianto, rivela.

Peccato non essere andato alle Olimpiadi di Tokyo del 1964, perché eravamo troppo professionisti.

Cosa fa oggi Pier Luigi Pizzaballa: la scuola calcio

Nei primi tempi gli dicevano che con quel nome non sarebbe arrivato lontano nel mondo del calcio. E invece l'ha attraversato, l'ha visto cambiare.

E' difficile trovare il Pizzaballa di oggi, il mio erede – confessa – però ci sono tanti buoni portieri, come Gollini o Donnarumma che magari possono soppiantare i Buffon".

E continua a guidarlo verso il futuro. Ha aperto una scuola calcio a Gorle, nel Bergamasco. Da qui, in mezzo ai 140 bambini che oggi la frequentano, cerca di scovare il Pizzaballa del futuro. Ma non è facile.

La predisposizione la vedi già a nove, dieci anni – aggiunge -. Cominci a vedere se ha reattività, come si muove, come si comporta in porta, anche se solo istintivamente. Poi è chiaro che serve tutto un lavoro successivo, però già da piccolo si capisce se un bambino è portato per fare il portiere, come il terzino o la mezzala o il centravanti.

Sicuramente, nelle famiglie di quei 140 bambini, ci sarà chi avrà conosciuto Pier Luigi Pizzaballa prima per la figurina. Il suo modo per entrare nella storia.