Non c'è un'età per iniziare o per smettere di sognare. A 26 anni, nel mezzo del cammino da giovane promessa a certezza del calcio italiano, Giovanni Di Lorenzo può vivere il suo come una conferma, non come un premio. In questa sua prima stagione in una grande, ha segnato in casa della Juventus e giocato con la sicurezza di chi ben si conosce contro i campioni d'Europa al debutto in Champions League.

Di Lorenzo e Koulibaly, i pilastri della difesa

Osservato dagli scout della nazionale contro la Sampdoria, Di Lorenzo ha interpretato contro i Reds un ruolo diverso. Ancelotti gli ha ritagliato una posizione ibrida, come già aveva fatto l'anno scorso con Maksimovic. Il Napoli parte con una linea a quattro ma quando imposta, di fatto, passa a tre dietro e libera Ghoulam alto a sinistra a comporre il triangolo cruciale per il gioco degli azzurri con Insigne e Fabian Ruiz. Di Lorenzo diventa il terzo difensore centrale, più bloccato. Un ruolo che non gli è proprio naturale, ma in cui si cala senza tentennare, senza distrazioni.

Completa una prestazione autorevole in fase di avvio dell'azione, sbaglia solo sei passaggi su 49, ne direziona quattro verso la trequarti offensiva e ne riceve 42. Gioca solo corto, più spesso in avanti (26 volte) che all'indietro (11), recupera otto palloni e crea un'occasione da gol. In difesa aggiunge il 100% di contrasti riusciti (4/4), sicurezza nei disimpegni. Spinge il giusto, come gli chiede Ancelotti, in combinazione con Mertens che va ad occupare la fascia destra nella zona di centrocampo.

Una presenza costante nelle due fasi, c'è anche senza farsi troppo notare. Per quello basta Koulibaly, che torna il difensore più amato di Napoli con due chiusure spavalde prima su Mané e poi su Salah. Il San Paolo lo carica, il condottiero risponde con una partita di vigore, tutta anticipi e scivolate. Alza il muro di fronte ai campioni, e da lì non passa più nessuno.

Di Lorenzo a Matera: terzino energico

I recuperi in campo aperto, la ricerca dell'uno contro uno di corsa e di fisico hanno rappresentato il punto forte di Di Lorenzo all'inizio della seconda fase della sua storia. Toscano della Garfagnana, con un gruppo di tifosi della "sua" Castelnuovo che lo seguono ad ogni partita, Di Lorenzo sognava l'esplosione già otto anni fa dopo il debutto in Serie B alla Reggina il 29 maggio del 2011. Ma il fallimento della squadra cambia le prospettive. Di Lorenzo deve ricominciare. Ricomincia dalla C, dal Matera. Rimane umile, ma con l'umiltà di chi sa di lavorare per un grande obiettivo. Di chi investe su se stesso senza montarsi la testa ma senza mettersi limiti. Convinto sempre di poterli superare. E' competitivo, non sopporta perdere. E nemmeno di vedersi superato da un avversario.

Spinta offensiva, corsa e tiro dalla distanza

Di Lorenzo ha percorso la sua strada un passo alla volta. Anche se corre con la spinta di chi la vita la prenderebbe a morsi. Nei test da sforzo, diceva qualche tempo fa il presidente dell’Empoli Giovanni Corsi, sviluppa una potenza superiore alla media per i calciatori di Serie A. Qualità che si intravedevano già nel 2016, quando segnò così all'Akragas.

A Matera era più libero di scattare in progressione, di muoversi palla al piede su tutta la fascia. Interpretava il ruolo classico di terzino d'attacco. In Serie A, ha detto, avrà modo di studiare da vicino un avversario come Cancelo che, con più tecnica nel dribbling stretto, l'ha reso nuovamente di moda in Italia.

L'esplosione all'Empoli

Di Lorenzo, però, iniziò come centravanti nelle giovanili del Val d’Ottavo. E' Tiziano Bizzarri, che lo allena nella Lucchese, ad arretrarlo: mancano terzini, non ci sono alternative. Le tracce del suo passato da attaccante rimangono, per esempio, nella sua capacità di inserirsi su calcio d'angolo, spesso con gran scelta di tempo sul primo palo.

Un atout anche per il Napoli, a Torino contro la Juventus, prima dell'autogol di Koulibaly che ha vanificato le forti speranze di rimonta. Viste le caratteristiche e un'innegabile indole propositiva, Di Lorenzo ha sempre dato il meglio in fase di costruzione. All'Empoli, prima nella breve gestione di Vivarini, poi nel calcio ancora più verticale di Andreazzoli, ha trovato il contesto perché la sua visione di gioco, le verticalizzazioni lunghe, la ricerca della profondità come prima opzione per trasformare l'azione da difensiva in offensiva, fossero elementi pregiati nella struttura d'insieme della squadra.

Le statistiche della nuova stagione in azzurro

In Serie A, è passato dai 48 passaggi di media della scorsa stagione ai 57 dell'inizio di questo campionato. Al Napoli ha aumentato la quota di cross e di passaggi chiave per partita, e insieme di contrasti e spazzate. Interventi come questo su Cristiano Ronaldo hanno convinto De Laurentiis di aver individuato in lui l'uomo giusto per la difesa azzurra.

Corre, lotta, fa gol (sognando la Nazionale)

Al Napoli si presenta in campionato con una partita manifesto a Firenze. Resta più stretto rispetto alla posizione tipica delle sue ultime stagioni, più interno di Callejon, sulla stessa linea di Allan e Zielinski. Si prende poche libertà, ma da una delle sue progressioni nascerà il rigore discusso del sorpasso alla fine del primo tempo. Poi nel finale, sul 4-3 per gli azzurri, dimostra che si può essere preziosi anche con la forza della semplicità. La posizione di partenza più stretta, infatti, gli permette di leggere in anticipo il cambio di gioco da destra, senza ricorrere ai contro-movimenti. Il suo intervento in due tempi evita un pericolo a palla scoperta sul lato debole.

Non è un intervento appariscente, ma di sostanza. C'è tutto Di Lorenzo, c'è tutta l'essenza di un percorso, di una storia. C'è il senso dell'impegno come paradigma e direzione per andare verso l'azzurro e, se possibile, ancora più in là. Se ci credi, puoi.