Quante possibilità ci sono che Rino Gattuso torni sulla panchina del Milan? "Ringhio" resta l'idolo dei tifosi rossoneri: in campo era un lottatore, in panchina è stato altrettanto. Ci ha messo sempre la faccia, ha fatto da parafulmine, s'è preso le critiche e le botte (comprese quelle del fuoco amico), ha tentato l'impossibile cercando la qualificazione alla Champions, s'è arreso – ma sussurrate solo questa parola, altrimenti vi ruggirà addosso – solo dinanzi all'evidenza di un gruppo che aveva limiti tecnici e caratteriali, di una società che ha navigato a vista consapevole che fare i conti con la Uefa sarebbe stata impresa più ardua che scalare la classifica.

La media punti di Gattuso e il trend di Giampaolo

Si stava meglio quando si stava peggio? È la domanda/cruccio che fotografa il momento dei rossoneri: non riesci a guardare avanti (meglio farlo alle spalle, a giudicare dai numeri e dalla sfida di Marassi) perché hai un orizzonte limitato alla giornata di turno ed è forte la voglia di tornare al passato perché, almeno allora, il Milan aveva un'anima e un allenatore al timone che di nulla aveva paura. Ha lasciato l'incarico dopo 82 partite (40 vittorie, 22 pareggi, 20 sconfitte), 142 punti incamerati con una media di 1.73 a incontro – mica male nonostante tutto… – e la svolta tanto attesa non c'è stata. Difficile paragonare il trend di Giampaolo con quello di Gattuso, per avere un raffronto equo gli andrebbe concesso (o dovrebbe meritare, questione di sfumature che fanno sempre la differenza) lo stesso periodo in cabina di comando. Ma 1 punto di media su 6 gare finora disputate in campionato scandisce la deficienza del trend rispetto alle attese e al suo predecessore.

Il tecnico sul filo dell'esonero

Paolo Maldini gli ha confermato la fiducia dopo la sconfitta in casa contro la Fiorentina e lo ha fatto anche nelle ultime ore. Doveva farlo: primo perché esonerare adesso l'allenatore significava sconfessare tutto il progetto tecnico ideato nei mesi scorsi e allora tanto vale attendere la sosta di campionato; secondo perché, al netto degli errori, di attenuanti Giampaolo ne ha, a cominciare dalla disponibilità economica limitata del club sul mercato; terzo perché trovare qualcuno che sia disposto ad accomodarsi sulla panchina non è così semplice.

Chi può arrivare? Contatti con Garcia, suggestione Wenger

La panchina del Milan è sì quella prestigiosa di una delle società più blasonate e vincenti al mondo ma la situazione attuale comporta rischi altissimi: Spalletti ha detto no; Sheva – ipotesi suggestiva – al momento non è andato oltre una cena tra vecchi amici e pare abbia scelto di restare al timone della nazionale ucraina; Ranieri non ha mai entusiasmato, sia pure ideale come allenatore-ponte (verso cosa, poi?); Wenger (che ha lavorato per anni con Gazidis all'Arsenal) è nome affascinante; Rudi Garcia – col quale ci sarebbero già stati contatti – sembra il profilo migliore (è già stato in Italia, a Roma; è libero da vincoli contrattuali; è di buon livello).

"Ringhio" può tornare? Il cuore gli dice sì ma ci sono intoppi

E "Ringhio"? Difficile – ma non impossibile – che torni anche se il no al Grifone sembra aver lasciato aperta una porta all'ipotesi. Anzitutto serve capire cosa accadrà a Genova questa sera. In caso di flop clamoroso, con un Milan che si ritroverebbe terzultimo in classifica, l'esonero sarebbe inevitabile. Niente gioco e batoste in serie: pagherebbe tutto e pagherebbe caro anche colpe non sue ma questo lo ha già messo in preventivo. C'è un altro intoppo: Gattuso potrebbe anche accettare l'incarico – Milanello è casa sua, lo sarà per sempre – ma sarebbe difficile ipotizzare una convivenza con Paolo Maldini. Se la proprietà decidesse di liquidare anche lui e azzerare il suo progetto tecnico allora si aprirebbe uno spiraglio per l'ex allenatore. Lo stesso che pochi mesi fa guardò negli occhi l'ad, Gazidis, e gli disse ‘no, grazie' al termine di una stagione travagliata ed emotivamente difficile. Tutto può accadere, ma prima di un ringhio serve un sussulto d'orgoglio in una partita da vincere a tutti i costi. Con o senza gioco.