“Forza Foggia cha cha cha”. L'inno di Ottavio De Stefano, composto per la promozione in Serie A, risuona dagli altoparlanti dello stadio Zaccheria. È la colonna sonora di un pomeriggio di festa per un'intera città. Quel pomeriggio del 31 gennaio 1965 a Foggia arriva la Grande Inter del Mago Herrera, campione d'Europa e del mondo. Ma quel giorno inizierà la leggenda del Mago di Turi, del Mago del Sud.

Da Padre Pio – Alla vigilia del match, Herrera porta la squadra a San Giovanni Rotondo, da Padre Pio. Herrera “rimaneva ipnotizzato dai guaritori che strofinavano le zampe di camaleonte o le pietre preziose su una frattura che, per magia, spariva. Si convinse che credendo veramente in qualcosa niente era impossibile” ha raccontato a Sky Sport Fiora Gandolfi, la moglie del Mago, prima inviata nella storia al Giro d'Italia, nel 1964. Herrera “praticava lo yoga, leggeva libri sul buddismo” e scopre la religione un po' per caso. Inizia a leggere l'Orazione Preparatoria di Ignazio di Loyola “e gli si aprì un mondo” racconta ancora Fiora. “Da lì, per analogia con i ritiri spirituali inventò i ritiri calcistici e portò nei campi di calcio le tecniche della concentrazione profonda. Come il santo evocava i luoghi della passione di Gesù, allo stesso modo Helenio faceva immaginare ai giocatori i luoghi che avrebbero trovato in trasferta, il clima, i volti degli avversari. Le cui foto, è noto, riempivano i comodini dei suoi difensori. E pregava sempre la Madonna o la madre, purché fosse donna”.

La profezia – “Padre Pio fu un po' duro” ricorda Sarti in un documentario realizzato l'anno scorso dal saggista foggiano Giovanni Cataleta, raccattapalle allo Zaccheria quello storico pomeriggio. “Ci disse: perché venite qua, voi che avete tutto?”. Di quell'incontro molto si è scritto, molto si è romanzato. Al centro del racconto, la profezia del frate santo. “In casa nostra non potete vincere, ma lo scudetto sarà vostro”.

Il primo tempo – “Nel primo tempo il Foggia aveva giocato a velocità folle, sempre primo su tutti i palloni, impegnato in una offensiva frenetica e ubriacante” scriverà Michele Galdi il giorno dopo sulla Gazzetta dello Sport. “L'Inter si era prudenzialmente contratta e, anche se un po' affannata nel contenere gli slanci dell'avversario, col passare dei minuti riusciva ad organizzare una discreta barriera difensiva, benché il blocco arretrato non desse l'impressione di quella spavalda sicurezza che aveva una volta”. Oronzo Pugliese sceglie di marcare a zona Corso e Suarez, e l'Inter mette due volte paura a Moschioni, con la punizione di Domenghini e un gran tiro di Peirò. Il finale è tutto del Foggia. Majoli salta fuori tempo sul cross di Nocera. Favalli, essenziale nell'opera di sgretolamento della difesa nerazzurra, un minuto dopo si allarga troppo dopo aver saltato Di Vincenzo, il portiere dell'Inter che sostituisce l'indisponibile Sarti, e il terzino Micelli al 44′ cerca la soluzione di potenza, appena alta.

Il vantaggio – “Con un Foggia proteso in una fremente ringhiosa offensiva, le previsioni nell'intervallo erano piuttosto ottimistiche per l'Inter” scrive ancora Galdi, “perché si diceva che il Foggia sarebbe stato vittima del proprio ritmo; impossibile arrivare sino in fondo, a quella velocità. L'Inter, poi, aveva dato l'impressione di aver volutamente lasciato sfogare l'avversario per poi infilarlo nella sua vecchia maniera, cioè in contropiede”. L'avvio rossonero, però, smentisce le previsioni. Micelli ci riprova, e stavolta scheggia la parte superiore della traversa. Un minuto dopo, la stessa sorte tocca alla punizione di Majoli. Ma la palla rimbalza in campo e Vittorio Lazzotti, il numero 10 rossonero che aveva vinto la Coppa delle Coppe con la Fiorentina nel 1961, la controlla col petto e segna. Foggia 1. Inter 0.

La magia di Nocera – Il gol di Lazzotti è solo il prologo della festa. Perché quel 31 gennaio 1965 è soprattutto il giorno di Vittorio Nocera, il primo eroe sportivo di Foggia e del Foggia, icona di un calcio in cui esistevano ancora le bandiere. Mai nessuno ha segnato quanto lui nella storia del Foggia: 102 gol in 257 presenze. Dieci anni di carriera e un amore durato una vita, trascorsa poi nel ruolo di tecnico e scopritore di talenti. Sarà il primo rossonero in gol con la maglia della Nazionale nel 4-1 al Galles del maggio 1965: in azzurro ha giocato solo un tempo, gli è bastato per entrare nella storia. Ma quella è la storia dei numeri, dei libri. La storia che dà i brividi l'aveva già scritta. “Avevo sognato a lungo un gol all'Inter” diceva. Sarà per quello che due minuti dopo, in area, Nocera stupisce tutti. “Vittorio (così a Foggia lo chiamavamo tutti, perché era uno di noi, uno dei nostri, mai Nocera, chi lo chiamava Nocera era straniero in patria), aveva due caratteristiche strepitose: lo scatto felino, grazie a gambe lunghe e una postura particolare (quando si ingobbiva partiva come una sassata) e un tiro potente e preciso che mai si sollevava da terra oltre 5-10 centimetri” ha scritto Franco Ordine sul Corriere del Mezzogiorno nel giorno della morte del centravanti. È un mancino naturale, Vittorio, un attaccante di peso e potenza. Ma al 5′ della ripresa, su un terreno un po' infido, la controlla di tacco, si porta la palla verso l'interno, sbilancia Guarneri e Picchi, non proprio gli ultimi arrivati, e disegna un diagonale sporco ma letale, di destro. Foggia 2. Inter 0. E chissà se Suarez e Herrera ripensano alla profezia di Padre Pio.

Tutto da rifare – L'Inter non sarebbe la squadra più forte del mondo se si lasciasse abbattere e fermare. I nerazzurri si scuotono e al 63′ accorciano. Picchi a centrocampo appoggia a Corso, che salta tre avversari per Peirò: controllo, sinistro sul primo palo e 2-1. L'Inter si sbilancia, Nocera vola ancora in contropiede ma stavolta è fermato dalla traversa, che per la terza volta frustra i tentativi dei rossoneri. Tre minuti dopo, l'Inter pareggia. Scambio Domenghini-Mazzola, che sguscia fra Rinaldi e Valadè, cross dal fondo, Bettoni respinge, Suarez dal limite la mette nel sette: 2-2. Il gelo scende sullo Zaccheria. Ma questo non sarebbe il giorno del Mago del Sud, del Mago di Turi, se il gelo avesse freddato i satanelli. “Contro una magnifica Inter, punta nel suo orgoglio, messa alla frusta e sollecitata ad esprimere il meglio di se stessa, i miei ragazzi hanno tirato fuori le unghie” commenta Pugliese a fine partita, “realizzando il loro capolavoro di partita, controllando il gioco in una maniera veramente superlativa e gli avversari con una lucidità e con una prontezza di riflessi esemplari”.

La doppietta di Nocera – Qualità che si convogliano tutte, tre minuti dopo, nell'azione avviata da Majoli. Pronto il passaggio per Nocera, che aggira un Guarneri incerto nell'occasione, e regala allo Zaccheria un pezzo dei suoi, una di quelle magie che avevano conquistato il presidente Rosa Rosa. Un sinistro fulmineo, a mezza altezza, dritto dritto nella storia. Solo il Milan, oltre al Foggia, riusciranno a battere l'Inter quell'anno. Dopo il secondo gol di Nocera, Pugliese viene ammonito. “Bisogna essere fatti di roccia per non sentirsi spinti ad abbracciare in campo i miei "picciotti". E' stato un moto istintivo, umano, e bisogna pure comprendere quel gesto dettato dall'entusiasmo e dalla soddisfazione di vedere la squadra tornare in vantaggio” spiega. Il Foggia, ammette il presidente nerazzurro Angelo Moratti, “è stato semplicemente meraviglioso”. E la profezia di Padre Pio si avvera. Il Foggia vive il suo giorno di gloria. L'Inter sarà campione d'Italia, d'Europa e del mondo. E questa partita non sarà mai un ricordo come gli altri.