Archiviati gli impegni delle varie nazionali, il campionato di Serie A torna con la terza giornata e con il big match Fiorentina-Juventus: una partita che dalle parti di Firenze è sempre molto sentita. A parlare di questa importante sfida, e a tentare di riportare il tutto su canoni esclusivamente sportivi, è intervenuto Rocco Commisso. Il presidente viola lo ha fatto attraverso le pagine del ‘Corriere dello Sport' e con un invito alla sua tifoseria.

"Non voglio più sentire cori sull'Heysel e su Scirea, come non voglio più sentire cori contro il sud – ha dichiarato il patron del club gigliato – Andiamo contro noi stessi: io sono calabrese, Joe Barone è siciliano, Montella è napoletano. Ai capi della curva Fiesole chiedo di controllare quei pochi che urlano certe cose. La Fiorentina è di tutti, mia e dei tifosi, ma quei cori non ci appartengono".

Il mercato, Chiesa e il futuro dei viola

Con la speranza che il suo appello non cada nel vuoto, il numero uno di Mediacom ha inoltre parlato della recente campagna acquisti e degli obiettivi della sua nuova avventura: "Volevamo comprare, tra gli altri, De Paul, Raphinha, De Rossi e Nainggolan: per i primi due le richieste erano troppo alte – ha rivelato Commisso – Tra entrate e uscite non c'è una grande differenza: abbiamo aumentato il monte ingaggi a 50 milioni ma non è abbastanza. Con il fatturato attuale non possiamo spendere 250 milioni, dobbiamo aumentare i ricavi per farlo".

"So la gente cosa vuole ma io non ho promesso la Champions League: l'obiettivo è fare meglio dell'anno scorso. Uno sconto dei Della Valle a patto di non vendere Chiesa? Ma quando mai. Vi pare che tolgano 70 milioni da una trattativa – ha concluso il presidente – A Federico manca solo il gol, deve solo sbloccarsi, spero lo faccia sabato. Contro la Juventus mi aspetto una grande Fiorentina. Montella? Il suo è un cantiere aperto perché ci sono tanti giocatori nuovi che neanche si conoscono tra loro".