Si oscura l'orizzonte sul futuro della Federcalcio. Nell'ora più buia del pallone italiano, la federazione si spacca sulle nomine, sulla strada da intraprendere per ripartire, sul candidato giusto, sul peso e sul potere. Intanto la Lega continua ad essere commissariata, da quello stesso Carlo Tavecchio che ha abbandonato tardivamente e ob torto collo il vertice federale, e la FIGC rischia di prendere la stessa strada. Questioni di politica e questione di campo, perché c'è da scegliere anche il nuovo commissario tecnico per la nazionale che si prepara al prossimo europeo.

Sibilia, soluzione all'italiana.

Non c'è accordo su una candidatura unica, di fatto ogni lega cerca di smarcarsi, di presentare un proprio uomo. Se la FIGC fosse una società, l'azionista di riferimento sarebbe la Lega Dilettanti, che con un bacino di 70 mila squadre pesa per il 34% dei voti.

All'unanimità il mondo dei Dilettanti ha deliberato infatti "di affidare al presidente Cosimo Sibilia l'incarico di incontrare i rappresentanti di tutte le componenti federali in vista della prossima tornata elettorale in Figc per verificare la possibilità di pervenire ad un percorso che, nell'auspicata condivisione di tutti, possa portare all'elezione del nuovo presidente federale tenuto conto della necessità di garantire alla Lnd un ruolo attivo e determinante per lo sviluppo del calcio italiano".

Il messaggio non potrebbe essere più chiaro. Il mondo dei dilettanti, già bacino di Tavecchio davanti al quale l'ex presidente federale si era tolto in francese tanto di cappello, non ha nessuna intenzione di abbandonare la sua sfera di influenza. E dopo Tavecchio, presenta il suo vicario che vuole ridurre l'area professionistica e rilanciare i vivai, obiettivo che a parole unisce tutti.

Sibilia, senatore di Forza Italia con candidatura blindata nel collegio dell'Irpinia, sarebbe la scelta di continuità nel momento in cui il calcio italiano ha toccato il punto più basso, in cui la necessità di un cambio di paradigma si fa più sentita.

Gravina, il candidato della Lega Pro.

La Lega Pro candida il suo presidente, Gabriele Gravina, che si è opposto alla riduzione delle squadre professionistiche e potrebbe pagare il fallimento di Modena e Vicenza. Sotto la sua presidenza, è vero, è stato infatti creato il sistema di rating dei club, con l'obiettivo di arrivare a una gestione sostenibile delle società. Ma se Zanini, allenatore del Vicenza, ha raccontato a Tutti Convocati su Radio 24 di aver telefonato a proprietari di case affittate ai giovani calciatori senza stipendio da settembre per spiegare i ritardi negli affitti, qualcosa evidentemente non funziona.

Dal 2011, infatti, in Lega Pro sono fallite oltre 50 squadre, solo quest'anno sono già scomparse Como, Maceratese, Messina e Mantova prima del Modena e dei biancorossi ormai senza speranza, e sono stati distribuiti 280 i punti di penalizzazione assegnati a 90 squadre, una ogni cinque tra quelle che hanno partecipato al campionato.

Le difficoltà di Tommasi.

Il candidato che più rappresenta la discontinuità col passato è Damiano Tommasi. La FIGC, come buona parte delle federazioni nazionali, difficilmente opta per ex calciatori quando si tratta di scegliere presidenti e dirigenti: Boniek in Polonia è una felice eccezione.

Tommasi, presidente del sindacato calciatori tra i più forti critici di Tavecchio per l'eccessivo temporeggiare prima di annunciare le dimissioni dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, promette di “riportare il progetto sportivo al centro della discussione. Le politiche federali devono concentrarsi a migliorare e riqualificare il prodotto sportivo” ha spiegato. Vuole coinvolgere i campioni che hanno scritto la storia azzurra (Baggio, Totti, Buffon) per aiutare il movimento a migliorare e scommette sulla creazione delle squadre B per valorizzare i giovani talenti.

Ma non è facile portare un ex calciatore alla presidenza della Figc: come voterebbero le Leghe di A e B? Per non parlare della Lega Dilettanti, che in passato si era scontrata con Tommasi sulla questione del vincolo sportivo, il “contratto” che blocca un giovane tesserato per una squadra della Lega Dilettanti dai 14 ai 25 anni e che solo la società può rescindere. In più di qualche caso, i club arrivano a chiedere soldi ai giocatori per spezzare il vincolo e in tanti smettono.

Si candida anche Lotito.

L'ultima novità riguarda Lotito, considerato molto vicino a Sibilia, che ha avanzato pure lui la candidatura alla presidenza federale forte, a suo dire, del sostegno di 11 dei 20 club di serie A. La Lega A, sempre divisa al suo interno, vorrebbe più voce in capitolo nell'elezione del presidente della FIGC, alla luce del peso che gli introiti della serie A mantengono per il sistema calcio, ma conta solo per il 12%

"Per la prima volta da un po' di tempo – ha sottolineato Tavecchio – la Lega Serie A si è fatta promotrice di incontri con le altre componenti per valutare le possibilità, per capire. Tutte le componenti hanno ringraziato per l'invito, hanno aderito e ognuno ha detto la propria a opinione".

Proprio l'ex presidente federale potrebbe puntare deciso a restare, in veste ufficiale e non più solo da commissario, al vertice della Lega, e sarebbe certo curioso, ma non sorprendente nell'Italia dei compromessi storici e dei ribaltoni, ritrovarlo in quel ruolo.

Il futuro della nazionale.

Resta incerto anche il nome del prossimo ct azzurro. Parlare di Ancelotti, uno dei primi nomi per il post-Ventura, o di Roberto Mancini, che sarebbe onorato di sedere sulla panchina azzurra e lasciare San Pietroburgo, è prematuro. “Mi piacerebbe vedere all'opera ex giocatori che hanno passione e carisma da mettere al servizio del movimento. Non servono bandiere ma persone competenti” ha detto il Mancio alla Gazzetta dello Sport.

Il calcio italiano, ha detto Massimo Oddo, ha bisogno di “ripartire dalla batosta con idee nuove. La più grande sconfitta fu la vittoria del 2006: il calcio italiano si sentì il più forte e non avvertì l’esigenza di cambiare, mentre gli sconfitti imboccavano una nuova strada”.

Rifondazione economica.

Al di là delle nomine, serve anche una rifondazione economica. La FIGC, infatti, ha approvato il budget 2018 che prevede perdite per nove milioni e risente “del reiterato taglio della contribuzione del Coni”, passata dai 37,5 milioni del 2016 ai 30 per il 2018. Una riduzione che, sottolinea Malagò, avrebbe dovuto essere anche più cospicua, “ma abbiamo dato un segnale di rispetto”. Ne servirebbe, da parte di tutti, per il calcio italiano.